Un magistrato nelle turbolente acque della GORI? Fenomenologia del maraschismo di sinistra

Dovrebbe essere ancora in stand by l’investitura del magistrato in pensione Gennaro Marasca nel consiglio di amministrazione della Gori, la società di gestione degli impianti idrici nell’area vesuviana finita più volte nell’occhio del ciclone per inchieste giudiziarie, compresa quella della Direzione Distrettuale Antimafia che aveva travolto l’ex commissario straordinario dell’Ente d’ambito sarnese-vesuviano, strettamente collegato a Gori, Carlo Sarro. Al deputato cosentiniano gli inquirenti della Dda, al lavoro su camorra & appalti, contestavano il reato di turbativa d’asta negli appalti idrici. Nel luglio 2015 il Riesame aveva revocato la misura della custodia cautelare a suo carico (provvedimento confermato dalla Cassazione), ma già un paio di settimane prima sul caso Sarro-Gori era intervenuta l’Anac.

Carlo Sarro

Carlo Sarro

Su richiesta del Movimento 5 Stelle, infatti, l’Autorità presieduta da Raffaele Cantone aveva dichiarato incompatibile la posizione di Sarro. «Un uomo – tuonavano i deputati grillini della Commissione Ambiente – che è riuscito per anni a ricoprire un ruolo chiave sulla gestione del servizio idrico lì dove è stato privatizzato con la Gori, dove l’Acea ha la maggiore partecipazione azionaria con il 37%». «E proprio durante il mandato di Sarro – rincarava la dose il pentastellato Luigi Gallo – ci sono stati l’aumento delle tariffe, le ‘bollette pazze’, la nomina a presidente della Gori di Amedeo Laboccetta, che è stato indagato con l’accusa di favoreggiamento nell’inchiesta sul re delle slot Francesco Corallo, ed ex-candidato trombato alle elezioni nazionali di Forza Italia». «Per me – concludeva il battagliero Gallo – questo è uno spiraglio che si apre affinché si tolgano le mani della politica dai beni comuni di tutti i cittadini. I cittadini campani pagano bollette salatissime ricevendo un servizio pessimo, in un territorio dove sono stati rarissimi gli investimenti, e tanti Comuni non hanno neanche le depurazioni fognarie».

Amedeo Laboccetta

Amedeo Laboccetta

Veniamo ad oggi. Con un consiglio d’amministrazione Gori rinnovato a luglio 2016 nell’ottica dello spoil system dovuto al passaggio delle consegne alla guida della Regione da Stefano Caldoro a Vincenzo De Luca. A scatenare le prime, durissime contestazioni sul restyling ai vertici Gori sono stati sempre loro, i 5 Stelle, stavolta la pattuglia regionale al gran completo. Che contesta l’ennesima lottizzazione delle poltrone. «Come volevasi dimostrare – attacca il capogruppo M5S alla Regione Campania, Tommaso Malerba – alcuni nuovi componenti del Cda Gori sembrano non estranei al Pd o Forza Italia. Non avevamo dubbi che le varie correnti della maggioranza di De Luca, una volta messesi d’accordo, avrebbero quadrato il cerchio dividendosi partitocraticamente le poltrone con contentino finale a Forza Italia». «Facciamo presente che la Gori – rincara la dose il consigliere regionale Maria Muscarà – versa in una situazione debitoria scandalosa, è un grande carrozzone dove gli amministratori non avevano le competenze, tanto è vero che la società non riesce a raggiungere l’equilibrio finanziario e ha accumulato debiti verso la Regione Campania nonostante un generoso condono».

Una Gori, dunque, in profondo rosso». Segue, nelle notizie d’agenzia – siamo sempre al 7 luglio scorso – il nuovo organigramma del colosso idrico vesuviano: «presidente Michele Di Natale, docente della Sun. Consiglieri d’amministrazione Luigi Mennella (Pd, candidato sindaco a Torre del Greco nel 2012), Raffaele Lucibelli, avvocato, il magistrato Gennaro Marasca; e Antonio Pentangelo, Forza Italia, ultimo presidente della Provincia di Napoli prese il posto del dimissionario Luigi Cesaro».

Lello Topo

Lello Topo

Quanto a Marasca – che, si legge in una nota ufficiale Gori, non ha ancora sciolto la riserva sull’accettazione della carica – alcuni organi d’informazione lo davano in “quota Topo”. La sua nomina sarebbe dunque avvenuta sotto gli auspici consigliere regionale Pd Lello Topo. Ex sindaco di Villaricca, proveniente dalla scuderia politica del vecchio plenipotenziario DC Rocco Granata, Topo era già stato artefice della nomina al vertice Gori di Amedeo Laboccetta al tempo di Caldoro Presidente. Un pantano giudiziario che poteva costargli caro. Stavolta, con De Luca, Topo ha preferito andare sul sicuro, puntando tutte le sue carte su Marasca. Lui però, il diretto interessato, si fa subito notare per la sua assenza al primo consiglio d’amministrazione Gori del 12 luglio.

Settantuno anni, da una vita fra gli esponenti di punta di Magistratura Democratica – tanto da far coniare ai suoi stessi compagni di toga rossa il termine ‘maraschismo’ per indicare certe forme di giustizialismo spinto – Gennaro Marasca si è reso protagonista di un exploit giudiziario proprio al termine della sua carriera, quando nel 2015 presiedeva quella quinta sezione penale della Cassazione che ha mandato assolti definitivamente Raffaele Sollecito e Amanda Knox, accusati dell’omicidio della studentessa britannica Meredith Kercher.

Nel 1994, mentre esercita le funzioni di giudice, Gennaro Marasca fa la sua comparsa ufficiale in politica, diventando assessore nella prima giunta di Antonio Bassolino al Comune di Napoli. Solo una parentesi, dice lui. Che però avrà il suo peso sulla sua successiva escalation in magistratura. Certo, nel 2013 il Csm lo incorona «Presidente della Corte Suprema di Cassazione a sua domanda». Però a giugno 2015 si vede respingere dal plenum la domanda per l’incarico di procuratore generale a Napoli. Il suo nome non rientra nemmeno nella rosa dei papabili, perché «non va trascurato – si leggeva nelle motivazioni – che il dottor Marasca ha ricoperto per più anni, dopo il 1994, l’incarico di assessore presso il Comune di Napoli».

Molto tempo dopo sarà lo stesso Marasca a replicare. Lo fa in una intervista rilasciata ad Annalisa Chirico del Foglio nell’aprile di quest’anno. La giornalista parte con una domanda secca: «nel ’94 lei entra a far parte della giunta bassoliniana in qualità di assessore alla Trasparenza del comune di Napoli. Tre anni dopo, torna a esercitare la funzione giurisdizionale. Se domani lei vestisse i panni dell’imputato dinanzi a un giudice che è stato, a sua volta, assessore missino, non temerebbe un pregiudizio ostile nei suoi confronti?». «Assolutamente no – risponde apodittico Marasca – la politicizzazione e l’imparzialità viaggiano su binari separati. La mia professione è stata sempre improntata al rigoroso rispetto della legge. Non avrei mai danneggiato un cittadino d’idee politiche opposte alle mie».

L'ex consigliere regionale della Campania Antonio Amato

L’ex consigliere regionale della Campania Antonio Amato

Poi conclude: «Le confesso, Renzi un po’ di ragione ce l’ha quando parla di rottamazione. Io ho 71 anni e mi sono fatto da parte. Le persone dovrebbero capire quando la loro stagione è conclusa». Salvo poi ripensarci quando, fresco fresco di pensionamento, riceve la proposta targata Lello Topo di entrare nel cda della super chiacchierata Gori. Un ottimo motivo per abbandonare gli avamposti del No al referendum, che hanno contrassegnato in maniera strisciante l’orientamento dell’ANM e soprattutto di MD, ed entrare a far parte dei comitati per il SI’, girando in lungo e in largo i paesini della Campania in veste di presidente del comitato scientifico per il SI’ al fianco della consigliera regionale piddina Enza Amato, figlia dell’ex uomo ovunque del Pci napoletano Antonio Amato, che era stato capace di presiedere per intere legislature la Commissione Bonifiche della Regione Campania senza che si muovesse mai una foglia nella mefitica Terra dei fuochi.

«Pazzesco – grida un giurista impegnato nel 2001 al fianco di Marasca nei Comitati per la difesa della Costituzione – proprio lui, che si poneva alla testa degli intellettuali napoletani come baluardo della Carta, oggi tradisce se stesso e tutti noi…». Marasca tira dritto. E a chi gli chiede conto della posizione controcorrente all’interno di MD, risponde imperterrito: «Il cittadino magistrato, di norma, ne capisce più degli altri. Non mi scandalizza che Md esprima la propria posizione, tanto più su un tema di rilevanza istituzionale. Ciò non toglie che io voterò a favore della riforma».

Gennaro Marasca, al centro, in occasione di un incontro pubblico per il SI'

Gennaro Marasca, al centro, in occasione di un incontro pubblico per il SI’

Certo è che intanto i riconoscimenti della politica, per Marasca, non si sono fatti attendere. Timidi ma significativi segnali a settembre, quando accetta di entrare nel comitato dei garanti al Comune di Ercolano. Ma quella di andare ad amministrare il carrozzone Gori resta comunque una scelta non facile. Infatti, sembra che Marasca ci stia ancora meditando su. In attesa, magari, di un incarico in acque un po’ meno… agitate. Una poltronissima di livello governativo che sembrava pronta, a portata di mano, se solo avesse trionfato il SI’. E per la quale ora Marasca dovrà restare fermo un giro. Ad majora, non si sa mai…

 

 

 

Nella foto di apertura Gennaro Marasca


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