BORUSSIA DORTMUND / LA SQUADRA “ARMATA” IN CAMPO CONTRO IL REAL

Sapete chi tappezzerà il mitico stadio londinese di Wembley in occasione della finale della Champions League che vedrà l’un contro l’altro armati – è proprio il caso di dire – il Real Madrid e il Borussia Dortmund?

La prima industria tedesca nel settore delle armi, ‘Rheinmetall’, che ha vissuto il suo massimo fulgore quando, in occasione della seconda guerra mondiale, riforniva la Werhmacht nazista e poi proprio nell’ultimo biennio con la guerra in Ucraina, quando ha visto il suo fatturato e il suo valore raddoppiati.

Incredibile ma vero.

Come vedremo più avanti, il club calcistico ha appena sottoscritto un super accordo per una partnership almeno triennale (per ora) con il colosso in armi.

Proprio mentre la Germania si sta lanciando in un programma di guerra da brividi.

Eccone le ultime tappe dell’escalation per passare poi a ‘distrarci’ con gli affari pallonari.

 

L’ASSE FRANCO-TEDESCO

Scholz e Macron. Sopra, giocatori del Borussia Dortmund

E’ fresco il summit tra il Cancelliere Olaf Scholz e il presidente francese Emmanuel Macron, dove i due capi (o kapo’) hanno rotto gli indugi, decidendo di aderire all’invito del sempre più invasato Segretario Generale della NATO, Jens Stoltenberg, che pochi mesi prima di lasciare la sua poltrona ha di tutta evidenza deciso di lasciare un ‘segno’, da perfetto Dottor Stranamore.

Il numero uno dell’Alleanza Atlantica, infatti, ha appena lanciato un invito di guerra ai paesi aderenti, dando il suo ok all’uso offensivo di armi & missili contro il territorio russo.

Macron e Scholz hanno colto la palla al balzo, dando il loro pieno appoggio e sancendo un asse sempre più marcato franco-tedesco (mentre gli altri Paesi UE tentennano): il capo dell’Eliseo, in un impeto bellicista, nel corso della conferenza stampa per il disco verde, ha perfino illustrato, con tanto di cartina geografica alla mano, i potenziali obiettivi geografici in terra russa.

Una botta di caldo o che?

Sul fronte tedesco, poi, la musica è ormai solo di guerra, ci manca solo una wagneriana Cavalcata delle Valchirie a far da sottofondo alle parole e, soprattutto, alle azioni di un Cancelliere e d’un esecutivo tedeschi sempre più in assetto hitleriano.

Vi rammentiamo l’ultima, uscita grazie ad uno scoop del britannico ‘The Telegraph’. Che è riuscito a intercettare alcune conversazioni bollenti dei servizi segreti tedeschi, in cui si parlava del “piano a medio e lungo termine per fornire supporto logistico alle truppe statunitensi che andranno a combattere sul fronte orientale della Nato“.

Una bomba.

E non hanno certo dato una mano per disinnescarla le più che minacciose parole pronunciate, nel corso di un’intervista a ‘Faz’, dal generale dell’esercito tedesco, Bundeswehr, ossia Andrè Bodemann. Il quale ha raccontato che “la Germania si sta preparando a rifornire migliaia di soldati americani e i loro carri armati”.

Come se si trattasse di una gita al mare.

E ora entriamo, ancor di più, nel pallone.

 

SOTTO IL CIELO DI DORTMUND

E partiamo proprio dall’accordo appena raggiunto tra il club che ha vinto la Bundesliga e sta per giocare la finale di Wembley contro il Real, con il colosso in armi Rheinmetall. Accordo anticipato dal quotidiano tedesco ‘Handelsblatt’.

Non si tratta della classica sponsorizzazione sulle magliette: ma è qualcosa di molto, molto di più.

L’accordo, per ora triennale e da decine di milioni di euro (anche se la cifra è ancora top secret), si inserisce “in un contesto sportivo e sociale come ‘Champions Partner’”, che comprende non solo gli ovvi e consueti diritti pubblicitari a tutto campo, ma la condivisione di una vera ‘filosofia di vita’.

O, meglio, di morte.

I vertici del club hanno appena firmato una “Assunzione di responsabilità”, annunciando che la società si fa portabandiera di un “nuovo discorso”, perché si sta “consapevolmente aprendo al dialogo”.

Parole sibilline, secondo non pochi.

Lo stabilimento Rheinmetall a Dusseldorf

Chiare, a botta calda, per gli animatori dell’‘Associazione per la Pace’, molto attiva in Germania, il cui portavoce afferma con estrema durezza: “Il grande produttore di armi, tormentato dagli scandali, sta esso stesso armando dittature”.

Anche in questo caso, non poche nebbie.

Ma leggiamo le dichiarazioni, rilasciate poche ore fa, dopo le prime polemiche, dall’amministratore delegato della società pallonara di Dortmund, Hans Joachim Watzke, che cerca di motivare così il più che anomalo gemellaggio tra missili & pallone.

La sicurezza e la difesa sono pilastri fondamentali della nostra democrazia. Ecco perché riteniamo che sia la decisione giusta esaminare molto da vicino il modo in cui proteggiamo questi pilastri”. Boh…

Hans Joachim Watzke

E aggiunge: “Soprattutto oggi, che vediamo ogni giorno come la libertà debba essere difesa in Europa. Dovremo fare i conti con questa nuova normalità. Attendiamo con impazienza la partnership con Rheinmetal e, come Borussia Dortmund, ci apriamo consapevolmente al dialogo”.

Gonfia il petto e commenta soddisfatto, bypassando le polemiche che nell’opinione pubblica tedesca cominciano a farsi sentire, il ministro dell’Economia, Robert Habeck: “Tutto ciò rifletta la nuova realtà”. Un altro boh.

A questo punto non ci resta che puntare i riflettori sulla star dell’industria militare tedesca.

Per scoprirne delle belle…

 

NEL VENTRE DEL COLOSSO MILITARE TEUTONICO

Come nasce?

Nel lontanissimo 1889 venne fondata dall’ingegner Heinrich Ehrhardt, originario della Turingia. Il quartier generale, e il primo stabilimento, venne localizzato a Dusseldorf; poi seguirono quelli di Kassel e di Unterluss.

La società fa il boom con la prima guerra mondiale, quando i dipendenti schizzano dalla già ragguardevole cifra di 8.000 addirittura a poco meno di 50 mila.

Il secondo botto, guarda caso, fa rima con il secondo conflitto, quando è il principale fornitore d’armi e tutto quanto fa guerra per la Wehrmacht, ossia l’esercito del Fuhrer. Produce per le truppe hitleriane, infatti, tutti i tipi di cannoni e carri armati, come i Tiger e i Panther; mentre nello stabilimento di Berlino, all’epoca, la controllata ‘Alkett’ fabbrica a raffica panzer e cannoni d’assalto.

Finito tragicamente il conflitto, per una decina d’anni va in naftalina: ossia la sua produzione viene fermata e vietata.

Ma riprende, come nulla fosse, nel 1956: quando, forse per dare un pò meno nell’occhio, comincia a produrre sistemi per autoveicoli, cominciando a rifornire le principali aziende tedesche del settore. La divisione ‘auto’ si chiama KSPS.

Comunque è sempre vivo e vegeto, e con gli anni riprende sempre più vigore, il ramo militare, con la produzione di armi d’ogni sorta.

Una chicca, prima di arrivare al finale pirotecnico.

L’azienda ha in tutto il mondo una sfilza di unità distaccate.

E all’appello non può certo mancare l’Italia.

Trova infatti il suo quartier generale a Ghedi, in provincia di Brescia, ‘RWM Italia’. Non potrebbe essere altrimenti, perché il bresciano è storicamente noto per le sue aziende in armi.

Ma le due unità produttive griffate RWM sono più discretamente localizzate in Sardegna: per la precisione a Iglesias e a Domusnovas.

E dal 2015 è cominciato l’export dei nostri prodotti militari in direzione Arabia Saudita: guarda caso proprio il periodo in cui è cominciata la tragica guerra contro lo Yemen, una strage da 20 mila vittime oscurata da tutti i media internazionali, ben compresi, of course, quelli nostrani. Sempre genuflessi davanti agli Stati Uniti (i ‘mandanti’ di quel conflitto) e alle industrie militari.

Produzione di missili nello stabilimento RWM Italia

Attualmente il colosso Rheinmetall ha 26 mila dipendenti.

Ed un fatturato annuo da 6 miliardi di euro, raddoppiato dall’inizio del conflitto in Ucraina.

Il Ceo è Klaus Greinert, mentre sulla poltrona di presidente siede Armin Papperger.

L’azienda è in fremente attesa di ricevere una buona fetta (circa il 25 per cento) dei pingui fondi appena stanziati dall’esecutivo tedesco per ‘ossigenare’ le casse della Difesa, soprattutto in vista del conflitto contro la Russia ormai alle porte.

Ma come al solito, oltre ai burattini, val la pena di dare una sbirciatina ai burattinai. Ossia ai veri padroni del vapore, ai titolari dei pacchetti azionari più consistenti.

Ed eccoci alla sorpresa.

Ormai non più tanto, comunque, vista l’aria che tira da anni.

Sapete quali sono i soci più potenti nella formazione schierata in campo, oggi, dal colosso militare tedesco?

In pole position, con il 5,1 per cento dei titoli, due ‘FONDI’.

Entrambi a stelle e strisce.

Uno si chiama ‘Wellington Management Company’: sede principale a Boston, presente in una sessantina di nazioni, gestisce asset per 1 trilione di dollari.

L’altro è ‘BlackRock’, il più grosso Fondo al mondo.

 

 

Che ormai conoscete bene, perchè la ‘Voce’ ne dettaglia da anni le performance. Ed anche negli ultimi giorni, con i pezzi del 20 maggio,

CALCIO ORMAI AL ‘FONDO’ / IL GIALLO INTER. E NON SOLO…

e del 29 maggio

 

FONDI SPECULATIVI / SEMPRE PIU’ TENTACOLARI – IL CASO VODAFONE

 

Il terzo, con il 2,8 per cento delle azioni, è ‘Vanguard’. La seconda star internazionale dei Fondi e che conoscete altrettanto bene, basta leggere le storie parallele & incrociate via BlackRock.

Prima di terminare (invitandovi sabato sera a tifare per il Real di Carlo Ancelotti contro i neo nazi griffati Borussia Dortmund), vi invitiamo, come al solito, per trovare altri articoli e inchiesta su BlackRock & Vanguard, ad andare alla casella CERCA, che si trova in alto a destra della nostra home page, e digitare le due sigle.

Poi, vi invitiamo a leggere l’intervento sul bollente tema ‘armi’ firmato dal nostro Walter Di Munzioe in prima fila tra le nostre news.

Infine, vi proponiamo due pezzi.

Il primo, messo in rete dall’ottimo sito animato da Gianandrea Gaiani, ‘Analisi Difesa’, il 24 maggio, si intitola  Rheinmetall cresce ancora in vendite e fatturato nel primo trimestre 2024

 

Il secondo è stato appena pubblicato, il 29 maggio, da ‘Observateur Continental’, Dirigeants europeens: Macron et Scholz ne devraint pas etre a la tete de la communaute


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