STATI UNITI / LA STRATEGIA DEL TERRORE: VIA ISIS, AL QAEDA, HAMAS, BR….

ISIS di nuovo sulla cresta dell’onda dopo la strage di ‘Crocus City Hall’ a Mosca.

In tempo reale gli Stati Uniti, nel difendere a spada tratta da ogni accusa il presidente-pupazzo Volodymyr Zelensky, puntano l’indice contro l’ISIS: hanno la palla di vetro alla Casa Bianca?

Dopo qualche giorno il capo del Cremlino, Vladimir Putin, parla di terroristi ISIS come esecutori, ma vuole che si trovino i mandanti e lancia accuse contro gli Usa e l’Ucraina (che ha aperto la ‘finestra’ per far scappare i terroristi).

Volodymyr Zelensky

In questo nostro reportage, accendiamo i riflettori sull’ISIS e cerchiamo di illustrarvi i percorsi molto simili che hanno caratterizzato in passato, e continuano oggi a contraddistinguere, vari ‘terrorismi’. Da AL QAEDA ad HAMAS, arrivando fino alle nostre BRIGATE ROSSE: tutti uniti da un fil rouge, ossia il sostegno regolarmente ricevuto dagli Stati Uniti, e da Israele nel caso di Hamas.

Per la serie: la logica imperialista ha sempre previsto di ‘creare’ i propri ‘nemici’, al fine di raggiungere una serie di obiettivi: la destabilizzazione dei paesi, innanzitutto, e ancor più la ‘licenza’ di invadere e massacrare, come è successo con l’Iraq; e poi, ciliegina sulla torta, un modo ottimo e abbondante per foraggiare, a botte di commesse arcimiliardarie, la prima industria (insidiata nella leadership solo da ‘Big Pharma’) del paese, quella militare.

Partiamo dunque alla caccia della ‘vera’ ISIS. Ossia, chi la manovra e, soprattutto, chi la finanzia. Lo faremo attraverso una serie di articoli e testimonianze anche ‘datate’ (vedrete molti riferimenti al 2015), e per questo forse ancor più significative, perché raccolte in tempi non sospetti.

 

A TUTTA ISIS

Partiamo con il pezzo pubblicato a gennaio 2015 da ‘Il Giornale’, certo non filorusso.

Ecco il titolo: “Gli Stati Uniti ci finanziano. La rivelazione di un guerrigliero dell’ISIS” e il sottotitolo: “Un comandante pakistano del Califfato, Yousaf al Salifi, racconta di ricevere soldi dall’America per reclutare giovani terroristi”.

Lloyd Austin

Ecco l’incipit: “Il Califfato è finanziato dagli Usa. A dirlo è Yousaf al Salifi, comandante pakistano dell’ISIS. La rivelazione, portata alla luce da ‘The Express Tribune’, è arrivata nel corso di un interrogatorio: lo jihadista è stato arrestato dalle forze di sicurezza pakistane in seguito ad un’operazione militare a Lahore contro i terroristi. Si legge: ‘Nel corso delle indagini l’uomo ha ammesso di ricevere ingenti fondi attraverso l’America per far funzionare l’organizzazione e reclutare giovani pakistani da impiegare sul fronte della Siria’”.

Prosegue l’articolo de ‘Il Giornale’: “La fonte anonima della scioccante confessione racconta che sia il Segretario di Stato John Kerry sia il generale Lloyd Austin (a capo del Centcom, comando centrale delle forze armate americane) sono stati informati di quanto raccontato dal fondamentalista islamico nel corso della recente visita ad Islamabad, la capitale del Pakistan”.

Di seguito potete leggere il pezzo pubblicato da ‘The Express Tribune’ il 28 gennaio 2015, Startling revelations. IS operative confesses to getting funds via US.

Da tener presente: sia Kerry che soprattutto Austin sono oggi due pezzi da novanta dell’establishment statunitense. Il primo è l’inviato speciale di Biden per il clima, il secondo è addirittura il Segretario della Difesa, ossia il numero uno delle forze armate Usa, più guerrafondaio che mai.

Sempre del 2015 un reportage messo in rete da ‘Euronews’, che riprende i contenuti di alcuni importanti documenti declassificati che “dimostrano la complicità degli Usa nell’ascesa dell’ISIS”. Tra i personaggi-chiave c’è l’allora numero due alla Casa Bianca e vice di Barack Obama, ossia Joe Biden, oggi in corsa per le presidenziali del prossimo novembre. Anche stavolta, personaggi che hanno spiccato il volo…

Ecco il pezzo di Euronews del 5 giugno 2015, titolato Come gli Stati Uniti hanno aiutato l’ISIS.

 

A fine dello stesso anno, novembre 2015, nel corso di un summit del G20 ad Antalya, il capo del Cremlino, Vladimir Putin, lancia un pesante j’accuse: “L’ISIS è finanziato da individui di 40 paesi, inclusi alcuni membri del G20. Potete leggere la sostanze di quelle accuse in un pezzo uscito un paio di mesi prima (per la precisione il 17 settembre 2015) e pubblicato da Difesaonline, Russia: ‘Non siate stupidi, l’ISIS è uno strumento degli Stati Uniti per destabilizzare il Medio Oriente’.

Non è finita qui.

Sul web compare un interessante pezzo messo in rete da ‘ANSAmed’ (ossia le notizie Ansa sui paesi mediterranei): si tratta di un’intervista rilasciata alla reporter Elisa Pinna da padre Mtanious Hadad, rappresentante a Roma della Chiesa Melchita, il quale parla a nome delle comunità orientali della Siria e dell’Iraq, “Paesi – denuncia – ora purtroppo accomunati dallo stesso boia”. Da brividi le sue parole: “L’ISIS è un mostro creato dagli Stati Uniti, da Israele, da alcuni paesi arabi con lo scopo di colpire il governo di Baghdad”. E rincara la dose: “Stati Uniti, Israele e alcuni paesi del Golfo, tra cui in prima fila Qatar e Arabia Saudita, hanno contribuito con soldi, armi e addestramento a creare il gruppo di combattenti anti Assad che compongono l’ISIS”.

Ecco tutto l’articolo di Ansamed, titolato ISIS: cristiani d’oriente, è mostro creato da politica Usa.

Arriviamo ai giorni nostri. Nel corso di un una trasmissione tivvù americana, il fondatore e animatore del sito web ‘InfoWars’, Alex Jones, ha parlato della nuova ondata di terrorismo. Ecco alcune sue frasi.

Alex Jones

“Secondo la dottrina militare della NATO, quando perde una guerra, ed è la NATO che la Russia sta combattendo, (…) allora si pensa alle guerre asimmetriche e al terrorismo, penso a tutte le prove che portano in tal senso. L’Operazione Gladio era un piano della NATO dagli anni ‘50 agli anni ’80 ed è stato parzialmente declassificato. Se la Russia avesse mai potuto iniziare a vincere qualsiasi tipo di conflitto in Europa, sia offensivo contro la Russia o meno, le Reti sarebbero rimaste indietro (‘reti stay behind’) e allora avrebbero organizzato un attacco terroristico e di fatto ne avrebbero incolpato i russi come pretesto per rivoltare contro l’opinione pubblica”.

E arrivando alla fresca strage di Mosca, osserva Jones: “Pertanto, i servizi segreti, l’Ucraina e altri gruppi avrebbero potuto invitare i terroristi e promettere di portarli in Russia e armarli: ‘Lancia questo attacco, puoi scappare, daranno la colpa all’ISIS”.

Sui bollenti documenti desecretati a proposito di Gladio, la ‘Voce’ ha pubblicato il 20 giugno 2023 un pezzo che vi riproponiamo: GLADIO-NATO / DESECRETATI A LONDRA DOCUMENTI CHOC SUL CASO MORO E IL TERRORISMO IN ITALIA.

E sempre su Gladio, l’interessante sito francese ‘Observateur Continental’ ha appena messo in rete un ottimo reportage, firmato dall’analista politico Germain Gorraiz Lopez, intitolato L’Operation Gladio 2.0 est elle en cours?

E’ arrivato, a questo punto, il momento di passare in rapida carrellata Al Qaeda, Hamas e Brigate rosse, tanto per gradire.

 

OSAMA BIN LADEN, SPECIAL GUEST A CASA BUSH   

Più di tante parole, più di tante storie e ricostruzioni, per rendere in modo plastico la scena, o meglio la drammatica sceneggiata orchestrata dagli Usa, val la pena di rammentare una ‘dirty’ story’ più volte descritta dalla ‘Voce’ sul party a casa Bush, tutto racchette & terrore (futuro).

Ci raccontò quel lunch, oltre vent’anni fa a Roma, Carlo Taormina, all’epoca il legale di Loredana Bertè, che gli riferì di quell’incredibile vicenda.

Osama bin Laden

In breve, la celebre cantante raccontò dell’invito ricevuto da lei e dal suo compagno di allora, il campione svedese Bjorn Borg, da Bush senior & junior. Una partita a tennis, visto che la dinasty presidenziale ne era pazza, e un bel pranzo. E un altro ospite d’onore – raccontò Loredana al suo avvocato – era di origini arabe, un certo Osama bin Laden, un tipo molto discreto ma arguto.

Bene, la notizia – diffusa dalla ‘Voce’ – fece il giro del web. Ma a livello politico e mediatico (i media di regime) nessuna reazione, tutti pesci in barile. Meglio non disturbare lorsignori, i manovratori, chi governa i destini del mondo…

Ingolosita da quella notizia, la Voce seguì quella pista, pubblicando un altro pezzo da non poco: stavolta il protagonista era un fratellastro di Osama, un pezzo grosso a Wall Street e azionista di spicco nella compagine societaria di una delle più grosse banche d’affari a stelle e strisce, ‘Carlyle Group’. E ne scoprimmo una da novanta: proprio quella tragica (per le vittime, non per i vertici Usa) mattina dell’11 settembre si svolgeva un’assemblea dei soci Carlyle, cui presero parte proprio Bush senior e il fratellastro della ‘poi’ primula rossa del terrorismo internazionale.

Ebbene, dalla terrazza i due ‘amiconi’ e ‘soci’ poterono ammirare, ore 9 e qualche minuto, l’impatto dell’areo ‘dirottato’ contro le famose Twin Towers: proprio vis a vis, ad alcune centinaia di metri in linea d’aria.

Atto terzo. E va in scena proprio Mohamed Atta, ossia il capo commando ‘suicida’ piombato sulle torri gemelle. Un’altra horror story descritta per la Voce da Ferdinando Imposimato, nostro grande amico e nostra storica firma per le sue memorabili inchieste.

Venne incaricato, Ferdinando, dalla Corte internazionale dell’Aja per i crimini contro l’umanità, di preparare una corposa relazione sull’11 settembre.

Con un lavoro certosino per analizzare una montagna di documenti (gli demmo una mano anche mio fratello Alessandro ed io per tradurne alcuni) ricostruì i fatti.

E ne saltò fuori uno scenario da brivido: la CIA (ma anche l’FBI) conoscevano benissimo il profilo di Atta, la sua ‘militanza’, gli permisero tranquillamente di sbarcare negli Usa quasi un anno prima dell’attentato, per poterlo organizzare al meglio. Atta potè spostarsi senza alcun problema da uno Stato degli Usa all’altro, prendere addirittura il brevetto di volo, di tutto e di più, sotto il vigile occhio dei Servizi a stelle e strisce. Fino all’11 settembre, il giorno fatidico della strage più che annunciata dove persero la vita oltre 3.000 americani innocenti: uccisi dall’uomo di al-Qaeda, eterodiretto dalla Casa Bianca.

Ai confini della realtà. Ma ben dentro i confini di quello scenario del ‘terrore’, comodo per tanti usi, sopra descritto.

Pensate che la ricostruzione di Imposimato abbia suscitato qualche reazione a livello politico internazionale? Neanche per sogno. Mai disturbare i ‘Manovratori’.

E pensate che un altro grande libro sulla tragedia delle torri gemelle firmato da Giulietto Chiesa (un altro nostro grande amico e grande firma della Voce per anni) e Franco Fracassi,Zero. Inchiesta sull’11 settembre”, abbia smosso qualche coscienza? Niente, … zero assoluto.

 

 

ECCOCI AD HAMAS

Passiamo ad HAMAS. La bestia sanguinaria che ha fatto il massacro del 7 ottobre scorso, la causa scatenante nell’accelerazione del genocidio cominciato non 5 mesi fa ma – per chi ancora non lo sa – nel 1947, all’indomani della prima guerra mondiale e con lo scellerato ‘Piano di Partizione’ della Palestina varato dalle Nazioni Unite (che oggi pigolano – senza peraltro alzare un dito – contro gli odierni crimini di Israele).

Ebbene, tutti dovrebbero sapere – ma non sanno, perché regolarmente disinformati dai media genuflessi davanti allo strapotere Usa – che Hamas è stata abbondantemente foraggiata e finanziata proprio da Israele.

Hamas

Per un semplice motivo: le autorità di Tel Aviv non volevano assolutamente far passare la creazione dei due Stati (di cui oggi tante nazioni parlano, perfino gli Stati Uniti) e la linea per anni sostenuta prima dall’Organizzazione per la liberazione della Palestina, guidata quasi a vita da Yasser Arafat, e poi dall’Autorità palestinese, sotto la direzione di Abu Mazen. Quindi, pur di non arrivare a una soluzione dell’eterno conflitto e pur di non ascoltare le ‘moderate’ parole dell’Olp prima e dell’Autorità palestinese poi, ecco la grande idea di sponsorizzare in ogni modo (a botte da milioni di dollari) il ‘nemico ultrà’: con il preciso scopo di rompere tutto, di ‘scassare’ ogni cosa, di alimentare una guerra continua in modo ‘scientifico’. Come è successo e sta succedendo in modo quotidiano dal 7 ottobre (ma era cominciato da decenni, ve lo abbiamo ricordato prima), con oltre 32 mila palestinesi innocenti morti, tanti altri che moriranno se non per le bombe per fame, sete, mancanza di medicine… fino al genocidio finale.

Un altro Olocausto, senza che nessuno muova un dito, solo finzioni, come i ‘cessate il fuoco’ via ONU di cui il boia di Tel Aviv, Benjamin Netanyahu, se ne strafotte: perché il compito suo e del suo governo nazi è quello di eliminare ormai il problema alla radice, sterminando i palestinesi. Quelli che rimarranno ancora in vita, dopo i rastrellamenti quotidiani, possono essere comodamente sbattuti nei deserti del Sinai; oppure, per chi preferisce la brezza marina, nell’isola artificiale in fase finale di realizzazione proprio di fronte a Gaza.

Ai confini della realtà, anche stavolta? Pare proprio di no. E basta leggere un pezzo della Voce sulla precisa volontà di Netanyahu & C. di finanziare Hamas per rendersene conto. Eccolo, messo in rete il 21 ottobre 2023 e titolato HAMAS / ECCO COME E’ CRESCIUTA GRAZIE A BIBI NETANYAHU.

 

 

BRIGATE ROSSE

E chiudiamo il cerchio tornando a casa nostra, con le Brigate Rosse e il caso Moro, di cui abbiamo tante volte scritto.

Valerio Morucci

Non vogliamo, proprio per questo, portarla troppo per le lunghe.

Nonostante le tante inchieste e i tanti processi a vuoto, e i flop di tutte le commissioni parlamentari d’inchiesta che hanno prodotto unicamente qualche topolino e pure in enorme ritardo (ad esempio Valerio Morucci come infiltrato dei Servizi nelle BR), la verità ‘storica’ dei fatti è incontrovertibile.

L’hanno messa nero su bianco, una volta per tutte, oltre quindici anni fa, Ferdinando Imposimato eSandro Provvisionato nel loro imperdibile ‘Doveva Morire’ dove è spiegato per filo e per segno tutto il disegno criminale ordito dai nostri capi del tempo – numero uno l’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga – in combutta con la CIA e con i vertici della P2. E non a caso quel famigerato ‘Comitato di Crisi’ inventato dal capo del Viminale per ‘liberare’ (sic) lo statista Dc che voleva il compromesso storico, era composto praticamente tutto da piduisti con uno ‘special guest’ inviato dagli Stati Uniti: Steve Pieczenick, lo psichiatra-007 della CIA, spedito apposta a Roma perché Moro non venisse mai liberato.

Steve Pieczenik

Lo ha raccontato ad Imposimato, nel 2007, e nelle stesse settimane ad un giornalista francese, Emanuel Amara, il quale firmò in quell’anno ‘Nous avons tuè Aldo Moro’.

Anni dopo Pieczenick verrà intervistato anche da Gianni Minoli: ma le sue rivelazioni non smuovono di un millimetro gli inquilini dei Palazzi, molti dei quali sono stati complici all’epoca di quell’omicidio di Stato.

Né hanno mai smosso, quelle incredibili rivelazioni, maitre a penser o tromboni della pseudo informazione, in pole position Giuliano Ferrara che anni fa sbottò: “Non ci rompete più le scatole con i misteri del caso Moro. Sono state le Brigate rosse. Punto e basta”.

Vergogna.

E la Voce, una dozzina d’anni fa, ne ha scoperta un’altra grossa come una casa: ma anche stavolta la politica e i media, ormai totalmente cloroformizzati, sono stati zitti e muti. Omertosi e complici nel più perfetto stile mafioso.

Pubblicammo infatti un pezzo titolato ‘Brigate rossonere’, in cui dettagliavamo la nascita di una rivista, ‘Theorema’ diretta da Gianni Alemanno ma chiaramente (hanno fatto le cose belle trasparenti) ispirata dai Servizi segreti di casa nostra. Tra le firme eccellenti, oltre a quella di Loris Facchinetti, un big di ‘Ordine Nuovo’ (la formazione di ultra destra in combutta con l’eversione nera), anche quella di Valerio Morucci, il ‘telefonista’ delle Br (fu infatti l’autore della telefonata in cui annunciava che il cadavere di Moro si trovava a via Caetani nel bagagliaio della Renault rossa).

Ebbene, dopo aver scontato ben pochi anni di galera, Morucci era tornato libero come un fringuello e aveva dato una mano per far decollare la rivista dei Servizi, occupandosi di ‘esteri’. Potete rileggere il nostro pezzo del 21 settembre 2017, CASO MORO / VALERIO MORUCCI UOMO DEI SERVIZI. ORA LO SCOPRE FIORONI, LA VOCE LO SCRISSE 7 ANNI FA

Del resto, era stato proprio Cossiga il maestro nella strategia anti terrorismo: “Appena spunta un movimento, occorre subito infiltrarsi”. Per la serie: o te lo inventi di sana pianta, oppure ti infiltri.

Elementare, Watson.

Sul caso Moro, hanno scritto un altro ‘must’ lo stesso Sandro Provvisionato e Stefania Limiti, ossia ‘Complici – Caso Moro – Il patto segreto tra Dc e Br’, incentrato soprattutto sul ruolo svolto nella vicenda (come in tante altre) da Gladio, tanto per cambiare.

Come al solito, vi ricordiamo che per leggere altri articoli e inchieste della Voce sui personaggi citati in questo pezzo (soprattutto sul caso Moro), basta consultare il nostro archivio, andando alla casella CERCA che si trova in alto a destra della home page, quindi digitare i NOMI che vi interessano: ad esempio, ALDO MORO o FRANCESCO COSSIGA, FERDINANDO IMPOSIMATO oppure SANDRO PROVVISIONATO, MOHAMED ATTA oppure OSAMA BIN LADEN. Stesso discorso i tanti altri nomi sopra citati.


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