Il 25 aprile della destra napoletana

Oggi il grande contenitore dell’informazione nazionale racconta la Resistenza con giusta ridondanza e in qualche caso prendendo le distanze dall’epopea degli eroi che hanno liberato l’Italia dalla peste del nazifascismo. Lo fa con speciale attenzione in questo 25 aprile e propone al Paese il dovere di un’attenta ricognizione per evidenziare come la politica partecipi alla celebrazione della storica data in coincidenza con l’inedito del governo della destra inclusivo di ministri e sottosegretari che non nascondono manifestazioni esplicite di nostalgia per il fascismo. Per chi vive questa data nella Napoli delle Quattro Giornate l’osservatorio locale di ‘la Repubblica’, in una pagina esemplare della redazione napoletana, offre ai lettori un articolo-manifesto di Ciro Raia, presidente dell’Anpi Napoli. Segnala il rischio che l’ottantesimo anniversario della Quattro Giornate passi sotto silenzio. “La parola Resistenza si svela in tutto il suo significato storico e culturale …come sinonimo di uno star saldo in democrazia, contro le mafie, i terrorismi, i fanatismi religiosi, la corruzione…A supporto concorrevano anche le facce dei nostri padri in una smorfia dura di ricordi…rivedevano i luoghi delle sofferenze, le purghe del fascismo, i patimenti delle trincee o dei campi di prigionia…Il 25 aprile è la data simbolo di un Paese che scelse di essere libero  da ingiustizie,  sopraffazioni, venti di guerra…Quello di quest’anno sarà certamente un 25 aprile di impegno, di speranza, di partecipazione. Proprio una 25 aprile partigiano.

Il 25 aprile della destra napoletana.

Da ‘la Repubblica’. Marco Nonno, esponente storico di Fratelli d’Italia: “Il 25 aprile è il mio onomastico che devo festeggiare”. Antonio Iannone, senatore, coordinatore dei meloniani della Campania: “Io sono a Terni, mi ha mandato il partito per le elezioni amministrative”. Dagli ex An ai leghisti un po’ tutto il centrodestra napoletano dribbla la ricorrenza. “Iniziative? Il partito non ne fa”. Edmondo Cirielli, vice ministro: “Sarei andato, ma nessuno mi ha invitato (!!!). Gianluca Cantalamessa: “ Non partecipo, c’è chi ne fa una battaglia ideologica”.

Ideologia? Ciro Raia, presidente napoletano dell’Anpi: “Anche le nostre madri ricordavano la guerra  che avevano vissuto senza armi, la fame, i bombardamenti, cuori accelerati, i tedeschi inferociti in ritirata, i beni perduti, il lutto che segnava la mente e il cuore…le facciate dei palazzi bruciati dalle bombe …lapidi e cippi marmorei con i nomi scolpiti dei martiri…Giuseppe Oliva ucciso a 11 anni, dei ratelli Gennaro e Giuseppe  Varriale, falciati a colpi di mitraglia, Maria Roncalli, spergiura con i nazisti per salvare la vita di tanti giovani nascosti nel suo monastero, Sirina Angora che a 18 ani sottrasse bombe a un mezzo tedesco”.

Ideologia? Lo è l’ignobile mistificazione di La Russa (e di chi la condivide), che definisce banda di musicisti in pensione il reparto militare di nazisti uccisi dai partigiani in via Rasella.


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