FOOD AND DRUG ADMINISTRATION / ARRIVA ROBERT CALIFF, RE DI BUSINESS IN PILLOLE E MAXI CONFLITTI

Gran bagarre, negli Stati Uniti, in vista del voto del Congresso che dovrà ratificare la nomina del nuovo Commissario della ‘Food and Drug Administration’ (FDA), la strategica Autorità di controllo su tutti gli alimenti, il tabacco e i farmaci a stelle e strisce, per un valore siderale, pari a 2,8 trilioni di dollari.

Poco più di un mese fa il presidente Joe Biden ha scelto per quella poltrona Robert Califf, già in sella cinque anni fa.

Un cavallo di ritorno che però non va giù a parecchi, a cominciare da uno dei democratici storici, Bernie Sanders, per via dei colossali conflitti d’interesse che pesano su Califf, visti i rapporti d’affari con molte grosse aziende farmaceutiche.

Cosa succederà quindi al Congresso? Staremo a vedere.

Ma intanto vediamo le news e poi passiamo in rapida carrellata gli ultimi, clamorosi scivoloni griffati FDA, un tempo rigida autorità di controllo, oggi   al guinzaglio della Casa Bianca e, soprattutto, genuflessa di fronte alle star di Big Pharma.

 

 

TUTTE LE DORATE CONSULENZE DEL ‘CALIFFO’

Ecco cosa scrivono i reporter Shery Stolberg e Sheila Kaplan: “Il presidente Biden ha annunciato il 12 novembre che nominerà il dottor Robert Califf, ex commissario FDA, a guidare nuovamente l’agenzia. La sua decisione pone fine a quasi un anno di dispute politiche quando la Casa Bianca ha vagliato e poi abbandonato diversi candidati dopo le lamentele secondo cui alcuni erano troppo vicini all’industria farmaceutica”.

Dalla padella nella brace, visto che Califf non è vicino, ma arci-vicino all’industria farmaceutica, che gli ha elargito, nel corso degli anni, cifre stratosferiche, vagonate da milioni di dollari per le sue dorate ‘consulenze’.

Scorriamole subito, tanto per capire di che pasta è fatto il ‘doctor’ Califf, un vero califfo (nomen omen) negli eden in pillole.

Nel suo pedigree fanno capolino nomi eccellenti, come quelli di Merck Sharp & Dohme, Johnson & Johnson, AstraZeneca, GlaxoSmithkline, Eli Lilly, Bristol- Meyers Squibb, Sanofi-Aventis, Hoffman-La Roche AG, Daiichi Sankyo, Amgen, Genentch, Boehringer Ingelheim.

E’ stato Direttore di Portola Pharmaceuticals Inc. da luglio 2012 a gennaio 2016.

Quindi consigliere d’amministrazione di Proventys Inc.

Nonché membro del cda di una società biofarmaceutica, Cytokinetics.

Ancora: presidente del comitato consultivo medico di Regado Biosciences Inc.

Non è finita: membro del comitato consultivo medico e membro del comitato consultivo clinico di Corgentech Inc.

Un’ultima ciliegina: ha lavorato come consulente senior per Verily Life Sciences, un’azienda di tecnologie sanitarie, e per la sua consociata Google Health.

Secondo la prestigiosa rivista statunitense ‘Forbes’, proprio per via dei suoi stretti legami con le industrie farmaceutiche Califf non è stato nominato Commissario della FDA undici anni fa, quando nel 2009 venne avanzato il suo nome. Si vede che oggi quelle pregiudiziali si sono sciolte come neve al sole e sui conflitti d’interesse, nella rigorosa e democratica America griffata Biden, si può tranquillamente sorvolare.

Lo stellare curriculum made in Califf vede la nomina, nel 2015, a vice commissario dell’Ufficio per i prodotti medici e il tabacco della stessa FDA, di cui poi è diventato il numero uno, in qualità di Commissario, nel 2016, sotto la presidenza di Barack Obama.

Il suo trampolino di lancio è stato, comunque, alla ‘Duke University’, dove ha diretto per anni un centro di ricerca, regolarmente foraggiato da tutte le principali aziende farmaceutiche. Tanto per cambiare. E non disdegna, doctor Califf, le docenze alla Stanford University. Nei due atenei – scrivono Stolberg e Kaplan – risulta “professore a contratto di medicina”.

 

IL J’ACCUSE DI BERNIE SANDERS

Durante un’udienza che nei giorni scorsi si è svolta a Capitol Hill per valutare la nomination di Califf, Bernie Sanders ha pronunciato un vero e proprio j’accuse, non solo all’indirizzo del possibile nuovo vertice dell’agenzia, ma anche di Biden e del ‘sistema FDA’.

Bernie Sanders. In apertura Joe Biden e Robert Califf

Ecco alcuni passaggi. “Nove degli ultimi dieci commissari della Food and Drug Administration sono poi andati a lavorare per l’industria farmaceutica o a servire nel consiglio d’amministrazione di una società farmaceutica”.

“Purtroppo, dottor Califf, lei non è l’eccezione a questa regola. Da quando ha la lasciato la FDA nel 2017, ha guadagnato diverse centinaia di migliaia di dollari dalle aziende farmaceutiche e ha ricevuto onorari di consulenza da diverse aziende farmaceutiche”.

“Inoltre, un modulo di divulgazione presentato al Senato, mostra che Califf possiede milioni di dollari in azioni di importanti aziende farmaceutiche”.

“In un momento in cui il popolo americano è indignato per l’alto costo dei farmaci da prescrizione, profondamente turbato da ciò che è successo con Perdue e l’ossicodone, che tipo di conforto può dare a quel popolo americano quando lei stesso è stato così strettamente legato all’industria farmaceutica? Come potranno credere che lei sarà una voce indipendente e forte contro questo interesse speciale enormemente potente?”.

Per concludere: “Il dottor Califf non è il leader di cui gli americani hanno bisogno alla FDAe mi opporrò alla sua nomina”.

Parole, quelle di Sanders, che pesano come macigni. E che dimostrano come nel partito democratico comincino ad aprirsi ampie crepe, quando si fingono di ignorare gigantesche anomalie, colossali conflitti d’interesse, vorticosi giri d’affari intorno a temi così delicati come la salute pubblica.

Ed è anche tenero, Sanders, quando parla di quegli incarichi ‘al passato’: visto gli stessi documenti ‘etici’ e di ‘divulgazione finanziaria’ sono stati presentati da Califf appena un mese fa!

Documenti, per fare un solo esempio, nei quali si parla di un recente compenso ricevuto da Verily Life Science, da ben 2 milioni 700 mila dollari: not nuts, non proprio noccioline!

 

 

GLI ULTIMI CLAMOROSI “ERRORI” DI FDA

E arriviamo alle ultime, pessime performance targate FDA.

Scott Gottlieb

Per restare in tema di commissari FDA, pochi mesi fa la Voce ha ricostruito la story di un altro camice bianco tra i più potenti negli States (tra i primi 50, sempre secondo le classifiche stilate da ‘Forbes’), Scott Gottlieb, stavolta nominato da Donald Trump per il biennio 2018-2019. Lasciato il prestigioso incarico, Gottlieb in un baleno ne ha trovato un altro, ancor più ‘pesante’: a bordo della corazzata farmaceutica Pfizer, che fino a qualche giorno prima aveva il compito di ‘controllare’.

Altro che dorate porte girevoli!

Ed è stato il primo a complimentarsi con la ‘sua’ cara FDA, Gottlieb, all’indomani della gran festa del 23 agosto scorso, quando ‘prodigiosamente’, bruciando tutti i tempi e le tappe previste, la sempre rigorosa FDA ha mostrato il suo volto tenero, dando l’ok in via definitiva (e quindi non più in via ‘emergenziale’) ai vaccini di Pfizer e Moderna.

Fregandosene altamente di leggi, norme, codici secondo i quali, invece, quell’autorizzazione non poteva arrivare prima del 31 dicembre 2023, il tempo necessario per effettuare i test, le sperimentazioni e i trials previsti.

Test e trials che sono stati realizzati in fretta e furia, in appena 6 mesi (secondo alcuni addirittura 3) ed in modo del tutto approssimativo, come ha denunciato senza mezzi termini un’inchiesta di scientifica pubblicata nientemeno che dal ‘British Medical Journal’, non un gazzettino di complottisti.

Marion Gruber

E sapete cosa è successo dopo quel famigerato 23 agosto? Non passano neanche tre giorni che un vertice storico della Food andr Drug Administration, Marion Gruber, da trent’anni e passa in servizio alla FDA e da quasi un decennio a capo dello strategico ufficio ‘Ricerche e Autorizzazioni’ ai vaccini, rassegna le sue irrevocabili dimissioni, perché nettamente contrario a quella anomala e illegittima autorizzazione.

Autorizzazione senza né capo né coda, e spiegabile unicamente con le pressioni ricevute direttamente dal vertice della Casa Bianca per dare disco verde ai vaccini, e al tempo stesso accelerare le procedure per il via all’iter dei richiami, le terze dosi e via di quel passo.

Con Gruber, a fine agosto, si è dimesso anche il suo vice, Phil Kraus.

E la sapete l’ultima, di appena qualche settimana fa?

L’ineffabile FDA si è dimostrata più realista del re: chiedendo ad un tribunale federale di apporre il segreto (di Stato) su tutta la documentazione scientifica prodotta da Pfizer sul fronte delle sperimentazioni, peraltro così brevi.

Avete capito bene? Proprio la Food and Drug Administration che aveva sempre sbandierato ai quattro venti legalità e trasparenza, adesso copre tutte le illegalità e seppellisce ogni trasparenza. Per rendere ‘segreti’ i documenti sulla salute non solo dei cittadini americani, ma di tutto il mondo, visto l’uso su scala internazionale del vaccino Pzifer.

Ecco la democrazia a stelle e strisce!

 

 

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