“Ma il cielo (di Napoli) è sempre più blu”

Certo può sembrare una voce stonata, perfino anticonformismo disfattista, pazienza, chi naviga controcorrente mette in conto anche questi addebiti soprattutto se la memoria non restituisce le innumerevoli prove di orgoglio napoletano racchiuse nelle pagine del proprio diario ultradecennale; certo possono indisporre le considerazioni fuori schema e per esempio: se ‘Le figaro’, autorevole testata francese pubblica l’irricevibile comparazione della città di Napoli con il terzo mondo commette un esecrabile errore di valutazione, emette una sentenza viziata da ignoranza e malafede, ma quanto l’ha influenzata il racconto della città preda dei clan di camorra del degrado di Scampia, con il titolo “Gomorra”, fiction esportata ovunque, Francia compresa?  È autolesionista la distanza dalla minoranza di osservatori della galassia calcio se giudica un eccesso di idolatria il dilagare del mito Maradona, pur nella consapevolezza della sua indiscussa maestosità di genio del pallone? È ostilità snobistica dubitare della sua beatificazione e attribuire potenza divina a un calciatore, per quanto unico e propiziatore di successi del Napoli fino al top dello scudetto? Passi per il rito del battesimo postumo dello stadio di Fuorigrotta, nato come San Paolo e rinominato Stadio Maradona, passi per la prova d’aurore di un suo sorprendente esegeta, il regista Sorrentino, la sua appassionata devozione, il film realizzato magistralmente, da par suo, e transeat anche per le magliette dei giocatori azzurri con l’immagine rivisitata del ‘pible de oro’. Bene perfino un tributo letterario su vita, morte e miracoli dell’asso argentino, non la serie di instant book e cronache della sua vita (non sempre irreprensibile), ma il di più delle edicole votive con la sua immagine da onorare, da pregare come alter ego destinatario di grazia ricevute  al pari  quasi di San Gennaro, ma normale o eccessiva la moltiplicazioni di libri, video, articoli, paginoni non solo dei quotidiani sportivi che esaltandolo conferma anche che il calcio è  oppio dei poveri, mezzi di distrazione di massa, che più di ogni altro mette la sordina alla percezione collettiva dei grandi  problemi irrisolti dell’umanità e a dimensione locale di Napoli, città delle meraviglie, di luogo magico a dispetto di ‘Le Figaro’, del periodico tedesco Der Spigel che in copertina pubblicò l’immagine oltraggiosa di un piatto di spaghetti sovrastati  da una pistola, di chi osa definire i napoletani scansafatiche, dei leghisti di ‘Prima il Nord’. Per tornare al calcio, è cosa giusta, ma con moderazione, celebrare il mito di Maradona, apprezzare la napoletanità di giocatori come il belga Dries Mertens, che non fa mistero del piacere di vivere all’ombra del Vesuvio, a giusta ragione ribattezzato ‘Ciro’. Un fil rouge, anzi azzurro come il cielo del golfo e del mare di Napoli è giusto che connetta il racconto entusiasta dei grandi viaggiatori dell’800 all’alto indice di gradimento che anche in questo dopo quarantena da Covid giustifica il sold out napoletano di alberghi, B& B, ristoranti. A perfezionare questo status felix oltre all’inedita e speriamo concreta attenzione del governo, l’augurio della ‘ciliegia sulla torta, per gli appassionati del calcio, ovvero il terzo scudetto.


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