MANI SU NAPOLI / L’ASSALTO AL MONTE ECHIA

Situazione disastrosa, sotto il profilo dei delicati equilibri idrogeologici ed ambientali, nel cuore di Napoli. Al centro delle polemiche – ora alimentate anche da esposti presentati alla procura partenopea – tutta la strategica area del ‘Monte Echia’, che va da Pizzofalcone fino a Piazza Vittoria.

Un’area davvero ‘bollente’, visto che quasi un anno fa è stata chiusa al traffico la nevralgica Galleria della Vittoria, che collega la zona portuale con quella di Mergellina.

Nell’arco di undici mesi il Comune di Napoli non ha saputo quali pesci prendere (forse anche perché il mare è ormai da anni negato alla fruizione dei cittadini), ordinando solo qualche studietto che non è servito a niente. Uno scaricabarile continuo, una autentica sceneggiata che ha reso la vita impossibile ai napoletani, costretti a ‘circumnavigare’ la zona del Chiatamone, imbucandosi in estenuanti – ed inquinanti – colonne di traffico.

All’inizio (esattamente un anno fa, fine agosto) s’è parlato di infiltrazioni d’acqua che avevano fatto cadere intonaci dalla galleria. Sono stati previsti alcuni mesi di lavori in realtà mai partiti. Poi è stata investita l’Anas. Quindi di nuovo la paralisi, senza che mai un operaio abbia iniziato a lavorare. Una colossale vergogna.

E sapete perché? Perché il Comune, ormai, è agli sgoccioli, fra poche ore prende corpo la campagna elettorale per la poltrona di sindaco, lasciata dall’arancione Luigi de Magistris, il quale non ha alcuna intenzione, of course, di gestire la patata bollente dell’affaire Galleria Vittoria.

Una grana davvero ‘esplosiva’, come documenta – con dovizia di dettagli – il volume ‘La Metrocricca’, edito dalle ‘Assise di Palazzo Marigliano’ (la battagliera associazione gemmata dallo storico ‘Istituto per gli Studi Filosofici’ fondato da Gerardo Marotta), in collaborazione con la Voce delle Voci. In quel pamphlet al vetriolo, il geologo Riccardo Caniparoli dimostra in modo scientifico come la drammatica situazione della Galleria Vittoria è dovuta ai lavori killer per la secolare (sono iniziati, udite udite, addirittura nel 1976) realizzazione della Linea 6 della metropolitana di Napoli, che hanno già scempiato mezza città.

Solo per un miracolo, prima della chiusura, non è successa una tragedia: vale a dire il crollo della galleria, percorsa ogni giorno da migliaia di auto.

E adesso arriva la ciliegina sulla torta.

Dalle Assise, infatti, è partita una denuncia, presentata a fine luglio nelle mani del procuratore capo del tribunale di Napoli, Giovanni Melillo, il quale ora dovrà deciderne l’assegnazione ad un pm, con ogni probabilità della sezione ‘reati ambientali’.

La denuncia concerne “la costruzione – come viene subito precisato nell’esposto – di un impianto elevatore avente l’altezza complessiva di 59 metri sul livello del mare, comprensivi di un torrino in cemento che sovrasta il promontorio di Echia per un’altezza di circa 6 metri, in ossequio ad un progetto approvato dalla Soprintendenza di Napoli in palese violazione della normativa vigente che presenta gravi irregolarità amministrative, carenza di documentazione e falsificazione della stessa”.

La denuncia è firmata dal professor Giuseppe Comella, in qualità di Presidente del Comitato promotore delle Assise della Città di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia.

In basso potete leggere il testo integrale dell’esposto. E potete anche scorrere le pagine de ‘La Metrocricca’ cliccando sul link.

 

nella foto il Monte Echia.

 

Link

https://www.lavocedellevoci.it/2021/03/12/la-metrocricca/

 

 

 

IL TESTO DELLA DENUNZIA

 

ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA PRESSO IL TRIBUNALE DI NAPOLI

Il sottoscritto Prof. Giuseppe Comella … in qualità di Presidente del Comitato promotore delle Assise della Città di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia, costituitosi per atto del Notaio Dino Falconio in Napoli, redatto il 07 aprile 2017, repertorio 17902, Raccolta n. 8134,

ESPONE

quanto segue.

Il presente atto ha la finalità di porre all’attenzione di questa Ecc.ma Procura della Repubblica accadimenti inerenti la costruzione di un impianto elevatore avente l’altezza complessiva di 59,00 mt. s.l.m., comprensivi di un torrino in cemento che sovrasta il promontorio di Echia per un’altezza di circa 6 mt., in ossequio ad un progetto approvato dalla Soprintendenza di Napoli in palese violazione della normativa vigente che, come in appresso si dirà, presenta gravi irregolarità amministrative, carenza di documentazione e falsificazione della stessa.

Il presente esposto ha lo scopo di adire l’Autorità competente affinché possa eseguire gli opportuni accertamenti e valutare la sussistenza di eventuali profili penalmente rilevanti in relazione ai fatti dedotti. Segnalo, pertanto, la necessità dell’intervento della Pubblica Autorità per la pronta risoluzione della vicenda di seguito descritta per la presenza di condotte che ritengo contra legem.

Monte Echia è l’Acropoli di Napoli ubicato nella zona di Pizzofalcone, un promontorio che si staglia sul Golfo di Napoli sul quale i Cumani fondarono alla fine dell’VIII secolo a.C. Parthènope

In età imperiale, ospitò i famosi giardini luculliani e la villa di Licinio Lucullo i cui resti archeologici rendono il sito meritevole di tutela Unesco, riconosciuto, come tutto il centro storico di Napoli, patrimonio dell’umanità.

A seguito dell’acceso agli atti svolto presso gli uffici della Sovrintendenza di Napoli e del Comune (All. 1) sono stati acquisiti documenti utili a ricostruire l’iter procedurale del progetto di realizzazione di un ascensore che evidenziano palesi omissioni e gravi irregolarità che a parere dello scrivente inficiano le autorizzazioni concesse per la realizzazione dell’opera. La puntuale disamina della documentazione acquisita è stata oggetto della relazione tecnica redatta dal Prof. Arch. Giulio Pane e dal Prof. Arch. Carlo Coppola che costituisce parte integrante e sostanziale del presente atto (All. 2).

Di seguito si riportano stralci della relazione che evidenziano i punti più controversi.

 

In generale, la procedura di redazione dei progetti e della loro presentazione agli uffici appare caratterizzata da una sorprendente mancanza di approfondimento, sia nei confronti delle norme tecniche che di quelle paesaggistiche e di tutela archeologica…”

“Sicché in ordine alle semplificazioni, omissioni e infingimenti di cui la pratica è piena, invece di essere di fronte ad un esemplare svolgimento della stessa, quale dovrebbe per obbligo d’indirizzo essere tipica dell’ente pubblico, ci si trova di fronte spesso a soluzioni equivoche proprie di un qualunque processo malintenzionato”.

 

Procedura di autorizzazione

Nella documentazione di archivio della Soprintendenza risultano assenti le domande di autorizzazione archeologica e paesaggistica, entrambe attentamente normate in contenuti e modalità di presentazione, attraverso la modulistica presente nel sito www.sabap.na.it, nella sezione trasparenza – modulistica alla quale dovrebbero essere tenute tutte le progettazioni, a meno di procedure privilegiate per opere pubbliche, che non risultano sussistere”.

 

L’applicazione delle procedure di VIA (Valutazione di impatto ambientale)

 

Le disposizioni sulla VIA, all’art. 5 del D.Lgvo n. 152/2006, prescrivono l’adozione obbligatoria della stessa per “la realizzazione di lavori di costruzione o di altri impianti od opere e di altri interventi sull’ambiente naturale o sul paesaggio, compresi quelli destinati allo sfruttamento delle risorse del suolo”. Com’è noto alcune procedure hanno subito modificazioni in seguito all’approvazione del D.L. n. 76 del 16 luglio 2020, ma il caso non rientra, in quanto le approvazioni sono anteriori alla sua entrata in vigore.  All’allegato IV del Decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, lett. L si prescrive la VIA per: «sistemi di trasporto a guida vincolata (tramvie e metropolitane), funicolari o linee simili di tipo particolare, esclusivamente o principalmente adibite al trasporto di passeggeri”.

 

“L’impianto di una coppia di ascensori pubblici da tredici posti ognuno per un’altezza di 50 metri su guide fisse rientra in pieno nel disposto di legge. L’omissione configura una carenza non rimediabile a monte dell’approvazione. Inoltre per bocca dei funzionari arch. Santoro e arch. Nastri del Comune, in tal senso interrogati, abbiamo raccolto la dichiarazione che: «la VIA non era necessaria», senza che fosse fornita altra spiegazione. Nessuna motivazione di specifica esclusione è a corredo del progetto approvato”.

 

“Com’è noto, l’eventuale esclusione dalla VIA è resa possibile da un elaborato che esamina dettagliatamente vincoli, natura dei luoghi sotto gli aspetti geologici, naturalistici, paesaggistici, ecc. Nessun elaborato con carattere di screening preliminare è stato rinvenuto agli atti della procedura, né nel progetto principale né nella variante, dal quale potesse esplicitamente derivare l’esclusione dalla VIA”.

 

Gli adempimenti ai fini paesaggistici

 

Alle richieste di integrazione documentale, e precisamente di documentazione fotografica, espresse dal RUP arch. Paola Bovier e dal coordinatore delegato arch. Ugo Carughi sul progetto principale non sono seguite risposte, e comunque in archivio della Soprintendenza non risulta nulla di quanto espressamente richiesto (documentazione fotografica).

Tuttavia il Soprintendente Enrico Guglielmo successivamente approva la pratica. La relazione paesaggistica presentata a corredo della variante del 2017 reca la stessa documentazione fotografica che era stata presentata in occasione del progetto principale, anche se nel frattempo i lavori erano stati appaltati ed erano in notevole stato di avanzamento. Nessuna integrazione è stato ritenuto necessario produrre a corredo della variante e la documentazione fotografica è perciò falsa e non corrispondente allo stato di avanzamento delle opere.

La stessa relazione, redatta con singolare e generale ritrosia d’informazione, alla voce: ‘Contesto paesaggistico dell’opera’ si limita a rispondere con la frase seguente: «L’intervento ricade nel centro storico della città». Null’altro”.

Più avanti, alla voce ‘Morfologia del contesto paesaggistico’ si risponde: «Il contesto paesaggistico dal punto di vista morfologico è quello proprio delle aree di costa alta ed urbanizzata, in cui si riconosce il promontorio di monte Echia con i (sic) sovrastante terrazzamento che accoglie il belvedere». Nella anacronistica documentazione fotografica, nella quale è presente

una foto del costone sormontato da una decina di alberi, si precisa a p. 5: ‘Attuale sistemazione delle aree a verde (alberi conservati dall’intervento)’.

Anche questa indicazione è falsa: tutte le alberature erano state già espiantate, tanto che al momento l’area è totalmente brulla, tranne un ulivo situato presso il nuovo punto di ristoro”.

Le variazioni considerate nella variante, e pertanto oggetto di richiesta di approvazione nella relazione paesaggistica, sono perciò esclusivamente quelle relative alle migliorie offerte dall’impresa appaltatrice in sede di gara, e costituite da materiali di rivestimento, pavimentazione e impermeabilizzazione, in modo da dare agli Uffici occasione per la manifestazione di un parere, ma senza estendersi sugli aspetti effettivamente importanti, storicamente e paesaggisticamente incidenti della proposta progettuale, ai fini dell’esercizio della tutela. Solo la relazione tecnica ospita infatti notizia della procedura seguita e

dell’intervento del Comitato, trascurando però le sue specifiche indicazioni, come detto”.

 

La relazione tecnica prodotta dagli Accademici evidenzia inoltre la totale assenza dei ruderi romani nei grafici nonostante la distanza del sito archeologico dal torrino dell’ascensore sia solo di pochi metri. Una palese omissione evidentemente praticata per sottrarli ad una valutazione degli uffici competenti.

 

Nella relazione è, altresì evidenziato che il progetto risulta carente dello studio della visibilità paesaggistica dell’opera e delle visuali paesistiche presenti, ad eccezione  di “un paio di rendering relativi essenzialmente al manufatto di progetto ed al suo immediato intorno”.

 

La totale assenza di valutazione del contesto da parte dei progettisti dell’opera è confermata dalla esclusione nel progetto di ogni riferimento alla presenza dell’area delle cosiddette ‘montagnelle’, sede dei ruderi romani al fine di orientare altrove l’attenzione della Soprintendenza

 

Gli adempimenti ai fini della tutela archeologica

Più ancora che per gli adempimenti paesaggistici, quelli ai fini della tutela archeologica appaiono non solo non previsti nella documentazione, mentre è naturalmente assente ogni e qualsivoglia domanda di autorizzazione, come già detto, ma si rivela, nella procedura della Soprintendenza guidata da Enrico Guglielmo una singolare dimenticanza, che induce l’ufficio a richiedere, perché sfuggita, una integrazione d’indagine preliminare per gli aspetti archeologici. Su tale argomento, quale che sia stata la risposta – del tutto assente

nella documentazione visionata in Soprintendenza – occorre precisare

che il lavoro prevedeva uno scavo di oltre 40 metri di altezza in una

massa che si riteneva interamente tufacea, nella quale solo i livelli superficiali potevano essere interessati da resti archeologici.

Ora, a memoria di chi scrive, negli anni ’60/’70 fu compiuto un saggio di scavo in corrispondenza di quello che era il pozzo iniziato a scavare da Lamont Young per l’ascensore da lui progettato, allo scopo di ritrovarvi materiali d’interesse archeologico. Nel corso dello scavo, in materiale che appariva dislocato e sconvolto, emerse anche il frammento di una soglia in porfido verde antico, chiara evidenza della presenza di strutture imperiali romane poi scomparse. Si apprese successivamente che tutto era stato di nuovo riversato nello scavo stesso, non essendovi particolare motivo d’interesse”.

 

 

Gli impegni assunti dall’amministrazione comunale

Il Comitato ‘Ridateci monte Echia’ ha ottenuto una interlocuzione con l’amministrazione del Comune di Napoli, e segnatamente con l’assessore Carmine Piscopo, a valle della quale l’amministrazione ha assunto l’impegno di realizzare le modifiche richieste e indicate espressamente nel verbale consegnato a conclusione degli incontri, qui allegato.

 

Contrariamente agli impegni assunti, l’amministrazione ha dato disposizioni, attraverso i propri uffici, affinché una parte delle richieste fosse disattesa, sicché dall’originaria altezza del torrino di smonto, di m 59,90, anziché ridurla ‘almeno di m 1,60’, come espressamente richiesto, quindi portarla a m 58,30, l’altezza è stata portata in progetto a m. 59,10, ed in esecuzione a m 59,38, così inficiando il principio stesso che aveva motivato l’intervento del Comitato, e che consisteva nel garantire che l’ascensore non impedisse in alcun modo la visuale del paesaggio dalla strada carrabile esistente, e che nessuna struttura mascherasse i ruderi di età romana presenti alle spalle. Benvero, la misura indicata dal Comitato non ottemperava pienamente tale necessità, ma il Comitato si affidò alla sensibilità dell’amministrazione affinché ciò avvenisse, nel rispetto del principio che l’aveva motivato; ma l’amministrazione non lo informò neppure di eventuali problematiche che l’avessero indotta a diversa scelta.

 

Va anche aggiunto che, anche ammettendo il ricorso alla norma urbanistica transattiva, che consente una deroga del 2% sulle misurazioni, la  massima differenza di quota disponibile, tenendo conto della quota di campagna a livello della strada (m 56,17), sarebbe stata pari a m 0,0614 contro i realizzati m 0,28.  Pertanto risulterebbe necessaria anche una variante di carattere urbanistico”.

 

 

Appare infine sconcertante la risposta fornita dal Ministero della cultura in data 7 luglio 2021 nel corso dello svolgimento del Question Time alla Camera dei deputati. Alla richiesta di intervento della deputata Rina de Lorenzo, volta a tutelare il sito archeologico del Monte Echia dall’aggressione di un ecomostro, un parallelepipedo  che rovina l’acropoli della città, deturpa irrimediabilmente il belvedere e offende la Storia, il Ministro Dario Franceschini rinnegava Parthenope e i suoi tremila anni di storia  affermando “la totale assenza di strutture, stratigrafie, e materiali di interesse archeologico” e l’ordinato svolgimento delle procedure autorizzative con la conseguenza di ritenere l’opera in corso di realizzazione a perfetta regola d’arte e nel rispetto della normativa in materia di tutela del patrimonio artistico del Paese.

Dal resoconto stenografico dell’intervento alla Camera dei deputati ( All. 4) è possibile ricavare il testo integrale della risposta ministeriale all’atto di sindacato ispettivo che smentisce quanto pubblicato sul sito ufficiale della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Campania, articolazione periferica del Ministero della cultura, che annovera il Monte Echia nella lista dei siti patrimonio mondiale dell’umanità.

 

 

Per tutto quanto sopra esposto e motivato il sottoscritto Prof. Giuseppe Comella, così come sopra identificato

CHIEDE

che l’Ecc.ma Procura della Repubblica adita Voglia accertare e valutare se nei fatti, atti e comportamenti sopra riportati siano rinvenibili fattispecie penalmente rilevanti procedendo, in caso affermativo, nei confronti dei soggetti responsabili.

Con espressa riserva di costituirsi parte civile nell’eventuale successivo procedimento penale.

 


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