CONCESSIONI BALNEARI / SCOPPIA IL BUBBONE

Estate bollente per tutti gli stabilimenti balneari italiani. Tra pochi mesi, infatti, se ne potranno vedere delle belle sul fronte delle concessioni, da sempre ‘intoccabili’ e ora messe pesantemente in discussione da un’inchiesta della Procura di Genova.

Il caso sarà affrontato, in adunanza plenaria, il prossimo 13 ottobre, dal Consiglio di Stato. E la ‘storica’ sentenza è prevista per dicembre.

Ma cerchiamo di sintetizzare i fatti.

Tutto nasce dalla direttiva ‘Bolkestein’ ormai in vigore da tempo in Europa e che obbliga all’indizione di gare per le nuove concessioni relative agli stabilimenti balneari. Come al solito, l’Italia non l’ha rispettata, se ne è altamente fregata, le concessioni sono state prorogate a tempo praticamente indeterminato: un po’ come è successo per quelle – certo di maggior peso economico – autostradali, prorogate incredibilmente fino al 2033.

Ma cosa è successo qualche mese fa? Il povero titolare di una concessione lungo il litorale di Genova, Claudio Galli, s’è visto sequestrare i suoi ‘Bagni Liggia’ per aver violato la Bolkestein. S’è giustamente incazzato, Galli, per aver ricevuto – unico in Italia – un simile provvedimento. A questo punto s’è rimboccato le maniche, ha reperito con gran meticolosità i nomi di tutti gli stabilimenti italiani (la bellezza di 17.954) e ha dato incarico al suo legale di denunciarli in blocco per violazione della direttiva europea.

Ne è scaturito un voluminoso fascicolo, aperto alla procura di Genova dal gip Milena Catalano, che ha accolto l’opposizione alla richiesta di archiviazione della denuncia presentata da Galli, il quale aveva perso in primo e in secondo grado ma ha poi vinto in Cassazione, la cui sentenza, pronunciata a marzo 2019, ha di fatto invalidato tutte le ultime leggi di bilancio dello Stato, ben compresa quella del 2018 con cui la maggioranza del primo governo Conte aveva incredibilmente prorogato le concessioni balneari fino al 2033.

In questi anni c’è stato un via vai di ricorsi al Tar, mentre sia il secondo governo Conte che l’attuale esecutivo Draghi non hanno certo pensato a bandire una gara ad hoc per le concessioni balneari, nel rispetto della direttiva Bolkestein.

Per questo adesso l’ultima parola spetta al Consiglio di Stato, la cui adunanza plenaria verrà presieduta dal giudice Filippo Patroni Griffi.

A questo punto ci vorrà solo un miracolo per evitare che i fino ad oggi super fortunati titolari delle concessioni riescano a farla franca. Verrà, di tutta evidenza, bandita una nuova gara, che stabilirà canoni ben più in linea con i prezzi di mercato e il rispetto di quanto previsto dalla Bolkestein, sul fronte degli obblighi e dei doveri che ricadono sul titolare della concessione, spesso e volentieri in Italia regolarmente disattesi e bypassati.

Facciamo subito un esempio concreto per chiarire le idee.

Lungo la celebre via Posillipo, a Napoli, c’è una sequela di stabilimenti balneari, soprattutto nella prima parte che porta a Mergellina.

Tutti pagano al Comune di Napoli un canone di concessione irrisorio, pari a circa 5-6 mila euro per l’intera stagione estiva: praticamente quanto uno stabilimento riesce ad incassare in due soli week end.

Non basta: perché ogni stabilimento deve per legge prevedere, nel suo perimetro, un’area dedicata a ‘spiaggia libera’, proporzionata all’ampiezza della sua concessione (ad esempio, se lo stabilimento occupa in lunghezza 300 metri, la spiaggia libera dovrà essere di almeno 50 metri, sempre in lunghezza). La pulizia e la manutenzione della spiaggia libera sono a carico del concessionario.

Ma tali ‘prescrizioni’ non sono mai rispettate. Motivo per cui lungo tutta via Posillipo esiste solo un ‘fazzoletto’ di spiaggia libera, denominata ‘Il Lido delle Monache’, che nel corso degli ultimi anni ne ha viste di tutti i colori: un mese fa, addirittura, la limitazione del libero accesso decisa dal Comune di Napoli in maniera del tutto cervellotica e arbitraria, mediante l’uso di una apposita ‘app’ per le prenotazioni, la restrizione a due soli giorni la settimana (una autentica follia), il bando per 15 giorni dalla spiaggia libera (sic) se la prenotazione non viene mantenuta. L’odissea dei napoletani alle prese con l’unica spiaggia libera fruibile e accessibile (a parte la Gaiola via ‘app’ ma ottima per gli escursionisti e la mitica ‘Mappatella beach’) è descritta nell’articolo che potete leggere cliccando sul link in basso.

E proprio a ridosso di Mergellina è ubicato uno dei Circoli storici della ‘Napoli bene’, il ‘Circolo Posillipo’, un altro dei beneficiari (come del resto il ‘Canottieri’, il ‘Savoia’ e simili) di canoni del tutto irrisori, pur a fronte di cospicue entrare derivanti dalle quote versate dai soci.

Un fatto molto grave, sul quale ha punto l’indice la Corte dei Conti della Campania che, in una relazione al calor bianco, ha denunciato il comportamento di Palazzo San Giacomo (sede del Comune di Napoli) perché, pur essendo in una situazione di pre-crac finanziario, non se ne frega di intascare quanto sarebbe lecito aspettarsi (e più che dovuto) dai canoni per le concessioni, appunto: vuoi dei danarosi Circoli, vuoi degli stabilimenti balneari. Così come non si è occupato più di tanto, in passato, di riscuote e aggiornare i canoni di locazione dei suoi immobili, centinaia e centinaia sparsi in città.

Ma tanto, Pantalone paga…

 

 

In apertura, stabilimenti balneari lungo via Posillipo

 

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Riceviamo e pubblichiamo la replica a firma di Claudio Galli, che nel suo profilo twitter si definisce “Ingegnere nucleare – imprenditore – velista – malacologo”.

Segnalo che il suo articolo “CONCESSIONI BALNEARI / SCOPPIA IL BUBBONE” contiene alcune inesattezze:

·         i canoni demaniali non si pagano al Comune ma allo Stato; al Comune non va niente

·         è lo Stato che decide l’ammontare dei canoni e lo fa in base a delle tabelle valide a livello nazionale (tot a metro quadrato per la spiaggia, tot a mq per le opere di facile rimozione e tot a mq per le opere di difficile rimozione)

·         oltre ai canoni demaniali i concessionari pagano l’IMU e sono tenuti alla pulizia dell’arenile per tutto l’anno; inoltre sono tenuti a pagare alla Regione il 10% in più rispetto al canone

·         tutto ciò che i concessionari costruiscono sul demanio diviene di proprietà statale senza indennizzo

·         le spiagge libere non sono responsabilità dei concessionari ma del Comune, che deve anche pubblicare il cosiddetto PUD (Piano di Utilizzo del Demanio)

·         in teoria il PUD dovrebbe prevedere che il 30-50% del litorale sia libero (dipende dalle indicazioni regionali)

Cordiali saluti.

Claudio Galli


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