LUIGI DE MAGISTRIS / SCIPPA IL MARE PUBBLICO AI NAPOLETANI

Il sindaco arancione di Napoli, Luigi de Magistris, ha deciso di chiudere il suo doppio mandato, gli otto anni di governo partenopeo, con il botto.

Ha infatti appena stabilito – proprio sotto la canicola che impazza da una decina di giorni – di scippare il mare ai cittadini. O meglio, quei pochi lembi di spiaggia libera che ancora restano a disposizione di chi non ha i mezzi per pagare i 25-30 euro medi per un lettino e un ombrellone.

Ai confini della realtà.

E così il cerchio si chiude su una metropoli diventata sempre più – in questi otto terrificanti anni – un inferno per i suoi abitanti. Costretti a vivere in una città che sembra ogni giorno uscire da un bombardamento stile Baghdad o tipo Damasco. Strade dissestate anche in pieno centro, traffico perennemente impazzito, continui e inutili lavori che si protraggono per settimane e settimane. Per non parlare degli eterni lavori per realizzare la famigerata Linea 6 della metropolitana di Napoli, uno sfacelo per l’ambiente e le casse pubbliche: e con la ciliegina sulla torta della chiusura otto mesi fa del tunnel della Vittoria (che collega il centro alla zona di Mergellina) per le infiltrazioni d’acqua causate dai lavori per il metrò, facendo correre ai napoletani un terrificante rischio-crollo (come del resto è successo per un’intera ala di Palazzo Guevara alla Riviera di Chiaia).

Casse pubbliche sempre più in bancarotta, con un crac più volte sfiorato e sempre evitato in extremis per i provvidenziali interventi governativi tappabuchi, degni del miglior San Gennaro.

Il crollo alla Riviera di Chiaia per gli scempi dei lavori Metro Linea 6. In apertura De Magistris e sullo sfondo il Lido delle Monache, oggi di fatto “privatizzato” dal Comune e sottratto alla libera fruizione dei napoletani

E ‘O sindaco lascia in eredità il mai risolto bubbone della bonifica di Bagnoli, aggravato da una scellerata gestione della partecipata comunale ‘BagnoliFutura’, finita in crac, centinaia di miliardi buttati al vento, neanche lo straccio di una bonifica e addirittura un peggioramento nel tasso di inquinamento del suolo. Solo un mese fa è stato aggiudicato un bando per tre progetti di idee: ma, al solito, le solite idee destinate ad ammuffire nei cassetti della malapolitica e della malaburocrazia, padrone incontrastate di Napoli e del suo territorio per decenni.

 

 

Senza far cenno alla camorra sempre più padrona di intere fette del territorio e interi pezzi dell’economia; e agli atavici problemi che attanagliano la città.

Ma torniamo a bomba. Ossia al mare negato. A quel mare che ormai da anni non bagna più Napoli, come preconizzava la grande Anna Maria Ortese.

 

COME TI PRIVATIZZO IL MARE PUBBLICO

30 giugno. Palazzo San Giacomo decide di ‘commissariare’ il ‘Lido dello Monache’, la storica, praticamente unica spiaggia pubblica (oltre a ‘Mappatella beach’) lungo la celebre via Posillipo.

Viene infatti contingentato l’ingresso, impedendo ai cittadini di esercitare un loro elementare diritto, quello di fruire gratuitamente di una ‘spiaggia pubblica’.

Il lido, da oggi in poi, non potrà ospitare più di 350 bagnanti. Ma attenzione: per accedervi occorre attivare una apposita ‘app’ e compilare un modulo. E attenzione ancora: non potete prenotare più di due ingressi a settimana. Libertà, dunque, altamente vigilata, anzi letteralmente impedita per i restanti 5 giorni della settimana.

L’ingresso della scalinata che da via Posillipo conduce al Lido delle Monache

E tutto se sei fortunato: perché l’app potrebbe anche risponderti che non c’è posto, quindi il tuffo in mare, nel mare ‘pubblico’, te lo sogni. Se vuoi farlo paga, sgancia i soldi, tira fuori i 25-30 euro per la sdraio e l’ombrellone. Ecco le ‘brioches’ lanciate al popolo dal sindaco di quel popolo, come si è sempre autoproclamato de Magistris!

Il tutto è frutto di un accordo a tre: ossia tra il Comune di Napoli, l’‘Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centrale’ e la ‘Bagno Sirena srl’, titolare della concessione per lo stabilimento balneare che si trova a ridosso dello storico Palazzo Donn’Anna.

L’accordo prevede che la ‘Bagno Sirena’ ottenga in concessione un altro pezzo di spiaggia libera, in cambio della possibilità per i fruitori della spiaggia libera principale di utilizzare i suoi servizi igienici. Un addetto (non si sa stipendiato da chi) dovrà poi provvedere a controllare gli accessi, mentre (non si sa da parte di chi) dovrà essere garantita la pulizia dell’arenile.

Il primo giorno di entrata in vigore dell’accordo, proprio il 30 giugno, la situazione è desolante: l’app non funziona, la presunta prenotazione è quindi impossibile, l’arenile è invaso della monnezza più varia, decine e decine di lattine e bottiglie sparse ovunque, cartacce e plastiche d’ogni sorta.

 

ASSESSORI IN FESTA

Gongolano, per il fresco accordo, i due assessori di Palazzo San Giacomo che hanno contribuito alla stipula, Donatella Chiodo, che ha la delega alla Trasformazione digitale, e Francesca Menna che ha la delega alla Risorsa Mare.

Donatella Chiodo

Osserva la prima: “Estendiamo questo sistema di prenotazione anche alla Spiaggia delle Monache, per facilitare l’accesso alla spiaggia pubblica ai cittadini che molte volte hanno lamentato difficoltà nell’accesso. Queste nuove modalità permettono di rispondere in tempi celeri ai bisogni dei cittadini, permettendo ad una vasta platea di persone di usufruire della spiaggia pubblica. Questo sistema è stato adottato anche alla Gaiola”.

Aggiunge la seconda: “Abbiamo introdotto anche alcune norme di comportamento come il divieto di abbandono di rifiuti e la raccomandazione di evitare di introdurre plastiche e di abbandonare cicche nella sabbia perché è importante costruire tutti insieme una cultura del rispetto dell’ambiente e di salvaguardia della bellezza e della salubrità dei posti”.

Tutto in linea con l’articolo 2 dell’Accordo di Collaborazione firmato da Comune, Autorità e Bagno Sirena, “finalizzato alla realizzazione di un sistema di rapporti che favorisca l’impiego efficace ed efficiente delle risorse umane e materiali, allo scopo di collaborare nell’ambito delle rispettive competenze, per garantire una fruizione pubblica, sicura ed ecosostenibile dell’area di balneazione pubblica ‘Spiaggia delle Monache’ in linea con l’Accordo della Conferenza Unificata Stato-Regioni e Stato-Città ed autonomie locali del 14 luglio 2005”.

Leggiamo quanto viene previsto dall’Accordo e i pareri dei due assessori ad alcuni cittadini che da anni frequentano il Lido delle Monache: restano allibiti. Ecco, in rapida carrellata, come la pensano.

Francesca Menna

“Siamo alla più totale follia. Proprio adesso, con il caldo che fa, e dopo un anno di lockdown e ora che potevamo finalmente goderci un po’ il nostro mare, adesso ce lo portano via. Ci impediscono l’accesso, ci obbligano a prenotare e per due soli giorni la settimana. Come mai ci consentano ancora di respirare?”.

“E’ un furto di libertà. Un atto che la legge deve perseguire, penso si tratti in pieno di abuso d’ufficio del quale devono rispondere i responsabili. Ma anche di sottrazione di un bene pubblico, di calpestare un diritto sacrosanto di tutti noi che non abbiamo soldi da buttare in ombrelloni e lettini”.

“Nei giorni della settimana tutto procede regolarmente, non c’è mai una ressa, la spiaggia è grande e tutti si sistemano rispettando le distanze di sicurezza, molto più che nello stabilimento dove invece i lettini sono uno azzeccato all’altro. Bastava controllare e regolare l’accesso il sabato e la domenica che sono i giorni critici. Dicono che il massino della capienza è 350? Bene, basta fare come hanno fatto per tutto giugno, una persona vigila e superato il limite viene chiuso l’accesso. Poi, man mano che la gente se ne va, nuova gente può entrare, sempre con quel limite dei 350. E invece che fanno? Ci fottono tutti!”.

“Devono sempre fare i loro interessi sulle nostre spalle, fregandosene dei nostri diritti. Al Comune hanno sempre praticamente regalato le concessioni ai titolari degli stabilimenti, perché pagano dei prezzi ridicoli per quanto invece guadagnano: il canone di 6 mila o 7 mila euro all’anno se lo recuperano in due week end. Come mai nessuno ha mai pensato a rivedere quelle concessioni?”.

 

CONCESSIONI “REGALO”

Proprio la Voce, un paio d’anni fa, realizzò un’inchiesta sugli irrisori canoni di locazione praticati dal Comune di Napoli nei confronti dei titolari degli stabilimenti, comprese anche note associazioni come – per fare solo due esempi – il ‘Circolo Canottieri’, il ‘Circolo Savoia’ e il ‘Circolo Posillipo’. Come mai pagano tutti fitti ridicoli alle casse del Comune di Napoli? La circostanza è ancor più grave – e la Corte dei Conti lo ha sottolineato nel suo ultimo j’accuse – perché il Comune versa in una situazione di pre- dissesto: e quindi è tenuto per legge a riscuotere quanto è dovuto e a far pagare a chi compra servizi (e quindi concessioni) quanto è previsto dai prezzi di mercato.

E la Voce, negli ultimi anni, ha più volte dettagliato quanto succede in un microcosmo che più significativo non si può.

Come il caso della super pedana dove il Bagno Sirena ha potuto ospitare – a prezzi esorbitanti – decine e decine di clienti per prendere la tintarella, fare un ritemprante tuffo e sorseggiare champagne, caso mai finendo il tutto con un pranzo nel ristorante della casa.

Alfredo Romeo

Peccato che quella super pedana fosse totalmente abusiva, priva di ogni autorizzazione del Comune e dell’Autorità Portuale. Che se ne sono accorti solo l’anno scorso, fino a quel momento totalmente ‘dormienti’, forse per il solleone. Come assonnate, del pari, le forze dell’ordine: per due anni anche polizia, carabinieri e finanza non se ne erano accorti! Ma a quanto pare i titolari del Sirena sono tornati alla carica. E non contenti di un altro lembo di spiaggia libera privatizzata (proprio sotto finestre e terrazze di Palazzo Donn’Anna) hanno chiesto di poter nuovamente attrezzare la super pedana: ora sono in attesa del disco verde da Palazzo San Giacomo.

E nell’area domina un’altra presenza: quella del ‘Castello’ di Alfredo Romeo, alias mister Consip, ossia l’immobiliarista casertano (è originario di Cesa) tra i protagonisti, con il papà di Matteo Renzi, dello scandalo per gli appalti d’oro griffati Consip.

Un ‘Castello’ finito più volte nell’occhio del ciclone, per via del suo ‘Giardino Tropicale’ realizzato, tanto per cambiare, del tutto abusivamente su suolo demaniale. Tre anni fa il tribunale di Napoli, dopo un lungo contenzioso giudiziario, ha deciso per il ‘ripristino dei luoghi’ ed ordinato il trasloco di tutte le piantagioni, in gran parte trasferite via mare (a bordo di grosse chiatte) all’Orto Botanico di Napoli. Ora quell’area è tutta erbacce, il Comune non ha previsto neanche uno straccio di un utilizzo per la balneazione.

Ma a dominare sul Lido c’è lo storico ‘Ospizio delle Monache’ (da qui il nome della spiaggia), che ancora ne ospita alcune, le ‘superstiti’. Da anni è un continuo stop and go per i lavori di ripristino e riammodernamento degli interni e soprattutto della facciata, solo da pochi mesi sono state eliminate le poderose (e costose) impalcature metalliche.

E circolano le più varie ipotesi per il futuro del maxi complesso, un gigantesco palazzone di 5 piani.

La villa di Alfredo Romeo a un passo dal Lido delle Monache e da Palazzo Donn’Anna.

Potrà mai diventare un 5 o addirittura 6 stelle con magnifica spiaggia a disposizione come – secondo i rumors – ha sempre vagheggiato Romeo? Oppure diventerà una magione per ricchi anziani vogliosi di destinare alla Curia (che ne è proprietaria) una buona fetta della loro pensione? O cosa diavolo altro?

Staremo a vedere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

P.S. Cliccando sul link in basso, potete leggere il testo dell’Accordo tra Comune di Napoli, Autorità Portuale e Bagno Sirena srl.  

 

delibera-n.-193-del-01.06.2021-Accordo-Comune-Bagno-Sirena_2021


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