ARIECCO ARCURI / CON INVITALIA TORNA A OCCUPARSI DI COVID

Uscito dalla porta, l’immarcescibile Domenico Arcuri rientra dalla finestra.

L’ex commissario straordinario per l’emergenza Covid cacciato dal premier Mario Draghi e sostituito col generale degli alpini Francesco Paolo Figliuolo, infatti, resta sempre a cavallo di INVITALIA, il carrozzone pubblico che si occupa (male) della gestione di pezzi importanti del nostro patrimonio pubblico: solo per citare due esempi fra tanti, il futuro delle aree ex Italsider, cioè Bagnoli, Taranto e Termini Imerese.

Si era parlato, settimane fa, della possibile sostituzione di Arcuri anche sulla poltrona di Invitalia, con il subentro di un parente ‘eccellente’, ossia Bernardo Mattarella, nipote del capo dello Stato e alto funzionario del Mediocredito Centrale, controllato da Invitalia. Ma fino ad oggi quel cambio non è stato effettuato, quindi Arcuri resta al timone di Invitalia.

La quale, adesso, si occupa dell’ennesima questione bollente: la gestione di un altro patrimonio, stavolta informatico, e relativo a tutti i dati ‘sensibili’ dei vaccini del nostro Paese. Un tema quanto mai delicato, perché ha a che fare non solo con la privacy di tutti i cittadini, ma anche con quella massa di dati e notizie relative alla salute, alle abitudini, ai consumi degli italiani. Una vera banca dati di inestimabile valore.

Firmando i moduli vaccinali, i cittadini infatti consentono il trattamento e l’utilizzo di quei dati al Servizio Sanitario Nazionale, al Ministero della Salute e ai cosiddetti ‘centri medici specializzati’. L’organismo responsabile unico di questo smistamento e trattamento dei dati è stato individuato proprio in Invitalia, costituita 21 anni fa, per la precisone nel 1999, guidata per i primi anni dal pomiciniano doc Massimo Caputi e poi passata sotto il comando di Arcuri nel 2007, all’epoca un fedelissimo di Pierluigi Bersani.

Man mano il carrozzone guidato da Arcuri si è ingrossato strada facendo. Soprattutto attraverso una sfilza di partecipazioni, spesso di rilevante importanza economica. Invitalia, ad esempio, controlla al 100 per cento la Banca del Mezzogiorno-Mediocredito Centrale, Infratel Italia, Marina di Portisco (a quest’ultima poi fa capo la gestione di molti porti e porticcioli regionali).

E con la pandemia ha fatto il suo trionfale ingresso direttamente nel business dei vaccini. E’ infatti entrata in partnership con REITHERA, in vista della produzione dell’ormai mitico vaccino tutto italiano. Un primo investimento, da 70 milioni di euro, è finalizzato alle attività di ricerca e sviluppo per la ‘validazione e produzione del vaccino anti-covid’, mentre una seconda tranche da quasi 12 milioni verrà utilizzata per ampliare lo stabilimento Reithera di Castel Romano, dove verrà effettuata la produzione. Al termine dell’operazione finanziaria, Invitalia risulterà titolare del 17 per cento delle quote azionarie.

La Voce ha già dedicato un ampio reportage a Reithera, radiografandone in particolare il complesso assetto societario, e scoprendo che la tanta sbandierata italianità è solo uno specchietto per le allodole, visto che la maggioranza azionaria è saldamente in mani svizzera. Potete leggere quell’inchiesta cliccando sul link in basso.

 

 

REITHERA / PERCHE’ L’ITALIA FINANZIA UN VACCINO SVIZZERO ?

28 Gennaio 2021 di Andrea Cinquegrani


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