JOE BIDEN / NOMINA “L’INVIATA SPECIALE” PER LA CINA

Il neo presidente a stelle e strisce, Joe Biden, ha operato una scelta strategica nominando Laura Rosemberg come “senior director” per la Cina alla Casa Bianca.

Una scelta da studiare con particolare attenzione, vista l’estrema altalena del barometro nei rapporti tra i due Paesi. Con un Biden mesi fa pronto a tendere la mano verso la Cina, non fosse altro che per contraddire l’ormai ex Donald Trump; ed ora invece capace di etichettate il capo cinese, Xi Jimping, come “un delinquente”. Una bella giravolta.

Da tener presenti anche alcuni fatti ‘familiari’: come i legami che negli anni scorsi ha coltivato con alcuni uomini d’affari cinesi border line il figlio di Biden, Hunter, lo stesso che ha costruito altri affari più che ‘opachi’ in Ucraina.

Ma torniamo alla neo nominata Rosemberg. E’ stata consigliera di politica estera per la campagna elettorale di Hillary Clinton nel 2016, ed è Senior Fellow del ‘German Marshall Fund’, un think tank statunitense finalizzato a promuovere (sic) la cooperazione tra gli Stati Uniti e l’Europa.

Nel nuovo organigramma di vertice bideniano, Rosemberg dovrà ‘riferire’ a Kurt Campbell, un altro veterano dell’amministrazione Obama. Campbell, infatti, sarà il coordinatore senior per la politica asiatica al Consiglio di sicurezza nazionale (NSC) della Casa Bianca.

Da tener presente che il ‘South China Morning Post’ sottolinea come Rosemberg ha criticato apertamente la censura interna di Pechino sulla pandemia da coronavirus.

Ma c’è un’altra scelta da non poco operata da Biden, sempre sul fronte estero.

E anche stavolta l’opzione è caduta su una donna.

Samantha Power. Sopra, Joe Biden

Si tratta di Samatha Power, collocata al vertice della United States Agency for Internazionale Development (USAID), ossia l’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale.

“Non c’è nessuno migliore per rendere la nostra agenda di sviluppo un pilastro centrale della nostra politica estera”, queste le parole di benvenuto presidenziale alla neo nominata.

Sulla carta USAID è un’organizzazione umanitaria.

In realtà è un organismo ben politico, risultato strategico, nel corso degli anni, per orientale le famigerate ‘primavere arabe’ e non solo, attraverso cui gli States hanno diretto i cambi di potere in contesti bollenti, distruggendo gli equilibri, pur difficili, che quei paesi erano riusciti a raggiungere.

Fondi USAID, ad esempio, sono stati utilizzati per sostenere le insurrezioni in Venezuela e in Nicaragua.

Allen Weinstein, co-fondatore del ‘National Endownment for Democracy’, una iniziativa finanziata da USAID, ha dichiarato al Washington Post: “Molto di quello che facciamo oggi è stato fatto sotto copertura della CIA venticinque anni fa”.

La scelta di Power è stata caldeggiata in modo particolare dal numero due della Casa Bianca, Kamala Harris, secondo cui “una delle sfide più urgenti che la nostra nazione deve affrontare è ripristinare e rafforzare la leadership globale dell’America come sostenitrice della democrazia, dei diritti umani e della dignità di tutti”.

Una pernacchia alla Totò è il minino, a questo punto.

Tra l’altro USAID si è distinta nel fiancheggiare alcune Ong pilotate da George Soros (come il già citato ‘National Endownment for Democracy’, alias NED, e ‘Project for the New American Century’, alias PNAC) per creare caos in Macedonia, una delle prede da sempre nel mirino del Magnate-Mangia Paesi.


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