SAIPEM / BUSINESS IN NORVEGIA, ROGNE DA ALGERIA E BRASILE

Novità in ebollizione sul fronte Saipem, il colosso dell’impiantisca petrolifera di casa nostra, controllato da Eni e dalla Cassa Depositi e Prestiti.

Secondo i rumors di Borsa e non solo, sono in corso trattative per una maxi fusione con la big norvegese Subsea 7. Un’operazione da miliardi di euro, che sulla carta può portare alla creazione del quinto operatore a livello internazionale sul fronte dei servizi petroliferi off shore.

In testa alla hit si collocano, oggi, il colosso Schlumberger (quasi 30 miliardi di fatturato nel 2018), Fluor Corporation (25,2 miliardi), Halliburton (21,8 miliardi) e Black Hughes (20,8 miliardi).

A questo punto, il neo tandem Saipem-Subsea 7 sfiorerebbe quota 13 miliardi, sommando i 9 di Saipem ai 3 e mezzo della sigla norvegese.

Anche i portafogli ordini sono da non poco. Saipem tocca il tetto dei 20 miliardi, mentre la consorella nordica i 5 miliardi.

Ma pure sotto altri profili il gemellaggio sembra funzionare. Soprattutto sotto quelli geografici e tecnologici. Secondo gli addetti ai lavori, infatti, la fusione sarebbe del tutto ok, senza alcuna sovrapposizione di sorta, integrandosi invece alla perfezione.

Da notare l’ultimo ordine nel portafoglio della collegata di Eni, proprio sul fronte delle ricche commesse off shore. L’ordine arriva da un cliente storico del gruppo, ossia Exxon Mobil, per l’ulteriore sviluppo del progetto “LIZA” nel blocco Stabroek al largo della Guyana, dove Saipem realizzerà strutture sottomarine. Già nel biennio 2017-2018 Saipem aveva ricevuto da Exxon Mobil commesse di lavori sottomarini per le prime due fasi dello stesso progetto.

Buone notizie sul fronte finanziario. Mentre su quello giudiziario le nubi sono sempre in fase di addensamento. In prima fila c’è il processo per corruzione internazionale già in corso a Milano, per una tangente da 200 milioni di euro. E’ adesso in discussione se al processo dovranno o no prendere parte ENI e i suoi ex manager: i pm meneghini insistono per le imputazioni.

Poi per Saipem e per Eni c’è la brutta roga delle inchieste, sempre per corruzione internazionale, a causa dele tangenti del secolo, quelle relative agli appalti Petrobras, con imputazioni sia a Milano che in Brasile, la maxi inchiesta Lava Jato. In entrambe, oltre alle pubbliche Eni e Saipem, è coinvolto il big privato che fa capo alla dinasty dei Rocca (Gianfelice e Paolo), ossia Techint.


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