DIFENSORE CIVICO / DA LEGNANO ALLA “MENSA DEI POVERI”

Scandalo leghista a Legnano.

Sotto i riflettori della magistratura anche il comportamento “anomalo” tenuto nella vicenda dal Difensore civico della Regione Lombardia, Carlo Lio. Il quale – contro ogni logica giuridica e politica – ha provveduto alla “surroga” del consigliere dimissionario, e non a richiedere al prefetto lo scioglimento del consiglio comunale.

Solo oggi il sindaco di Legnano si è ufficialmente dimesso. Una brutta storia che la dice lunga sulla voglia di legalità e trasparenza del Carroccio a trazione Matteo Salvini.

La storia, però, è più complessa e intricata di quanto si possa pensare: perché si lega ad altri recenti fatti & misfatti lumbard.

Ecco cosa denuncia, a chiare lettere, il Comitato Legalità Legnano.

“Carlo Lio, difensore civico regionale, godeva il privilegio di essere invitato a pranzo con Nino Caianiello e altri esponenti politici importanti ora arrestati, presso il ristorante ‘da Berti’, vicino al palazzo della Regione, che i convitati chiamavano ‘mensa dei poveri’ e che secondo il gip del tribunale di Milano era luogo eletto a base logistica del sodalizio criminale. Carlo Lio non doveva preoccuparsi del conto, perché veniva pagato da Daniele D’Alfonso, ora in carcere con l’accusa anche di associazione a delinquere”.

Continua la dettagliata ricostruzione del Comitato: “L’ordinanza della magistratura afferma che risultano almeno quattro partecipazioni, tra marzo e ottobre 2018, del difensore civico a questi convivi, che sempre secondo il gip avevano come reale scopo quello di facilitare l’aggiudicazione di commesse pubbliche”.

Matteo Salvini. In apertura Carlo Lio

Significativo il titolo della nota del Comitato Legalità Legnano,  ossia “Ha salvato la giunta Fratus, ma pranzava con Caianiello”.

La Legnano story era stata denunciata un mese prima della sua esplosione giudiziaria dai 5 Stelle, che avevano sollecitato il “sordo” Difensore civico a fare il suo semplice dovere, ossia sollecitare il prefetto a sciogliere quel consesso comunale ormai illegittimo.

“Il Consiglio comunale di Legnano deve essere sciolto – ha scritto ai primi di aprile il consigliere regionale pentastellato Gregorio Mammì – e i cittadini devono tornare alle urne. Sono convinto che le competenze che il legislatore ha delegato al difensore civico regionale in caso di surroga sono applicabili a casi ordinari e non a quello straordinario di Legnano. L’intervento di una surroga da parte dell’eventuale commissario ad acta nominato dal difensore civico andrebbe a risolvere un problema politico interno alla maggioranza che nulla ha a che vedere con le competenze affidate al difensore civico. Quella che si chiama ‘stampella politica’ sarebbe introdotta con un atto tecnico che andrebbe a forzare in modo totalmente inopportuno, e anche non legittimo, una situazione di semplicissima lettura tecnica che porta al commissariamento del comune”. E quindi al voto.

Ha fatto scalpore, un anno e mezzo fa, la nomina di Carlo Lio per la poltrona di Difensore civico della Lombardia. Fu uno degli ultimi atti della giunta presieduta dal leghista Roberto Maroni, inseguito dalle Iene – in un memorabile servizio – per avere spiegazioni circa quella nomina che puzzava lontano un miglio.

Roberto Maroni

Nel curriculum di Lio, infatti, spiccava unicamente una “licenzia media” (letterale nel pedigree allegato): per la serie, chi se ne fotte di valutare e soprattutto “comparare” gli stessi curricula e le esperienze maturate in discipline giuridico-amministrative!

Il Tar della Lombardia, dal canto suo, ha confermato quella strampalata nomina, fregandosene in modo altrettanto sfacciato di una precedente sentenza del Consiglio di Stato che, a proposito della scelta del Difensore civico in Campania, sottolineava l’importanza fondamentale di una valutazione comparativa dei curricula, per evitare spartizioni e lottizzazione partitiche tra totali incompetenti, invece rispettando il criterio della meritocrazia.

Calabrese, originario di Castiglione Cosentino, classe ’50, Lio ha fatto ben presto armi e bagagli per Cinisello Balsamo, dove nel 1991 è diventato sindaco. Psi doc, è stato tra i primi folgorati sulla via della neonata Forza Italia. A seguire gli incarichi all’interno dell’Aler (l’ex istituto autonomo per le case popolari; e in questa chiave si spiega il feeling con l’assessore regionale alla Casa Domenico Zambetti, alias “Mimmo Mazzetta”); poi la consulenza per lo storico carrozzone delle Ferrovie Nord Milano; quindi proprio la poltrona di assessore regionale all’Edilizia Pubblica nella giunta guidata da Roberto Formigoni.

Un cocktail ottimo e abbondante. E oggi i riflettori della magistratura.


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