STATI UNITI / DALLE MIGLIAIA DI TESTATE NUCLEARI A SIGONELLA

C’erano una volta i trattati e gli accordi internazionali contro la “proliferazione atomica”. Oggi spariti nel nulla, inghiottiti in un presente che parla in termini di migliaia e migliaia di testate esplosive e bombe nucleari orami disseminate in tutto il mondo. Con gli Stati Uniti a suonare la carica e a produrre armamenti letali a spron battuto.

 

I NUMERI DELLA TRAGEDIA NUCLEARE

Partiamo da alcuni choccanti dati contenuti in un recentissimo report elaborato da un gruppo di scienziati e ricercatori americani. I dati sono stati anticipati dal portale internazionale Taylor & Francis, specializzato in politiche militari.

La base di Sigonella. In apertura un bombardiere USA

Il tragico numero di partenza è 1.750. “Delle 1.750 testate esplosive operative, 1.300 sono state incorporate in missili balistici e 300 in bombardieri che gli Usa hanno nelle loro basi militari. Mentre altri 150 sono stati distribuiti nelle basi militari che Washington ha eretto in diversi paesi europei”.

“Il documento evidenzia inoltre – riporta Taylor & Francis – che all’inizio di quest’anno il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti (il Pentagono) ha organizzato un ‘magazzino’ per ospitare circa 3.800 testate nucleari da installare su oltre 800 missili balistici e da combattimento”.

“La base aerea di Incirlik nel sud della Turchia – secondo il rapporto – ospita la maggior parte dei cinque depositi statunitensi di armi nucleari. Circa un terzo delle armi in Europa, una cinquantina, provengono proprio dalla base di Incirlik”.

Stando al report, inoltre, “gli Stati Uniti hanno inviato a marzo nel Regno Unito sei bombardieri del tipo B-52 – un fatto ‘senza precedenti’ dalla fine della Guerra Fredda – per svolgere missioni in Norvegia, nei paesi baltici, in Romania, in Grecia e in Marocco. Quattro dei sei B-52 hanno le capacità necessarie per trasportare ‘armi nucleari’”.

 

IL SUPER QUARTIER GENERALE A SIGONELLA

Passiamo al massimo quartier generale in Europa di ‘guerra preventiva’, quello di Sigonella, lo storico avamposto Usa in Sicilia, la strategica base a stelle e strisce per controllare e monitorare (non senza intervenire) su tutti gli scenari del Mediterraneo e non solo.

Così è successo – sempre gli americani come protagonisti – con Gheddafi nel 1980, in Libano due anni dopo, per le due guerre nel Golfo, per i bombardamenti in Serbia e nel Kosovo; poi per gli interventi in Afghanistan, in Iraq e in Siria; per le campagne nelle regioni sub-sahariane e nel corno d’Africa, fino agli ultimi scenari in Libia, e poi in Cirenaica e Tripolitania.

Sigonella ombelico del Mediterraneo, dell’Europa e non solo. Fiore all’occhiello degli States per le loro vecchie e nuove guerre imperialiste.

Il giornalista Antonio Mazzeo

Il ruolo svolto da Sigonella e il suo utilizzo strategico da parte degli Usa è al centro di un lungo documento elaborato dal pacifista e giornalista di controinformazione Antonio Mazzeo, da anni in prima linea per denunciare tutte le manovre a stelle e strisce sul nostro territorio. “Da Sigonella in poi” è il titolo del report.

“Non passa giorno – esordisce Mazzeo – senza che i velivoli Usa effettuino provocazioni lungo i confini occidentali della Russia, in Crimea e sul Mar Nero, oppure con i droni segreti in Ucraina e nel Donbass”. Ovviamente partendo dalle basi di Sigonella. Con un’Italia, quindi, che si lascia tranquillamente utilizzare per simili operazioni ‘border line’. E senza che il Parlamento del nostro Paese ne sia messo minimamente a conoscenza. Tutto top secret.

Il Pentagono per Sigonella ha un nome in codice, “The Hub of the Med”, ossia del Mediterraneo. Hub che negli ultimi anni e anche negli ultimi mesi ha visto sensibilmente intensificarsi i movimenti di droni, aerei da combattimento, elicotteri e soprattutto del velivolo di sorveglianza aerea “P8A-Poseidon”. Del resto, le esercitazioni a stelle e strisce nel basso Mediterraneo, fra il Tirreno e lo Ionio, sono all’ordine del giorno.

Una parte della ricerca viene significativamente titolata da Mazzeo “Il cancro e le sue metastasi”. In modo emblematico, infatti, da Sigonella sono ‘proliferate’ altre basi, sempre per impulso degli Usa e della Nato. Centri operativi e di esercitazioni sono man mano spuntati a Pachino, il paese dei pomodorini e ora delle armi a stelle e strisce; a Niscemi, dove è acquartierato il MUOS (Mobile User Operative System), ad Augusta (per rifornire i sottomarini nucleari); compresi poi gli aeroporti di Catania-Fontanarossa, Trapani-Birgi, Pantelleria e Lampedusa, nonché i poligoni di Piazza Armerina e Punta Bianca, in provincia di Agrigento.

Insomma, un vero esercito, un perfetto arsenale e ottime basi per scatenare conflitti d’ogni sorta.

 

DAI 34 COMANDI STRATEGICI AL NUOVO “AGS

Ma Sigonella è la perla delle perle. La base, ad esempio, accoglie ben 34 comandi strategici americani, con una popolazione di oltre 5.000 militari. Si tratta della seconda super base, dopo quella acquartierata in Bahrein. Nel periodo agosto-dicembre 2016, durante l’offensiva anti ISIS, sono partiti circa 500 attacchi missilistici a base di “Reaper Drones”, il 60 per cento dei quali da Sigonella.

Un missile balistico

Gli ‘spy and killer drone’ (i droni spia e killer) della US Navy and Air Force operano a Sigonella, così come tutto l’apparato che va sotto il nome di UAS SATCOM (Unmanned aircraft system satellite communications): si riferisce a strumentazioni di supporto per le comunicazioni satellitari e le operazioni dei velivoli senza pilota inviati dal Pentagono e dalla Cia sugli scenari bellici di mezzo mondo.

Ma che sono Star Wars?

Eccoci ad alcune novità in vista. Dall’estate 2019 sarà attivo a Sigonella un sofisticato sistema di comando, controllo e intelligence della Nato, chiamato AGS (Alliance Ground Surveillance), il programma più costoso nella storia della stessa Nato. Consisterà di stazioni fisse e mobili per pianificare operazione belliche di supporto, il tutto accompagnato da una componente aerea formata da cinque Global Hawk per la sorveglianza di ultimissima generazione.

Denuncia Mazzeo: “Il ruolo che stanno progressivamente assumendo gli Usa nei programmi di supremazia nucleare è decisivo. In totale segretezza, senza che il governo italiano abbia mai pensato di informare il Parlamento, nel 2018 è entrato nella sua operatività a Sigonella un sofisticato sistema di controllo”.

E’ basato su una stazione satellitare in grado di avvistare in tempo praticamente reale circa qualsiasi lancio di missili con a bordo armi nucleari, chimiche, biologiche o convenzionali. Il nuovo sistema si chiama JTAGS, ossia Joint Tactical Ground Station.

 

SUPER DRONI ANTI MIGRANTI

Last but non least, il controllo sui flussi migratori, e non solo. La UE conta non poco sulla base di Sigonella per “rafforzare le attività di controllo e combattere la migrazione nel Mediterraneo”. Infatti, le unità e i velivoli senza pilota che sono stati utilizzati nell’Operazione Sofia della European Union Naval Force Mediterranean partivano da Sigonella. Così come per portare avanti fino al 2013 l’Operazione Tritone ugualmente è stato fondamentale il supporto della base siciliana.

La stessa aviazione italiana ha appena attivamente contribuito a trasformare Sigonella anche in una base per la lotta ai flussi migratori. In particolare, il 61esimo gruppo aereo equipaggiato con droni MQ-1CPredator’, è stato concepito e realizzato per rafforzare i nostri sistemi di sicurezza nazionale nel Mediterraneo.

Mentre il 41esimo gruppo Antisottomarini ‘Warfare Wing’ di Sigonella ha affinato sistemi ultratecnologici basati su bombe, al fine di proteggere le nostre forze militari.

Insomma, siamo un paese in totale assetto di guerra.

A nostra insaputa.

Descrive la drammatica situazione una ricercatrice tedesca, Jacqueline Andres Carlo, autrice di un fresco saggio intitolato “The Hub of the Med. A reading of the U.S. military geography in Sicily”, uno studio, appunto, sulla strategia militare degli Usa in Sicilia.

“Si tratta di operazioni diverse rispetto a quelle belliche – sottolinea l’autrice – ma che in effetti rappresentano nuove forme e azioni di guerra sotto il comando delle forze alleate di Italia, Europa, Usa e Nato. Con il pretesto dell’immigrazione, oggi è in atto un vero e proprio stato di polizia in tutto il Mediterraneo, con politiche di sicurezza che confinano in con un continuo stato di guerra”.

Commenta Mazzeo. “Sigonella a questo punto diventa un emblema della moderna dottrina dei conflitti: globali, all-inclusive, dove il ‘nemico’ è dovunque e può essere chiunque. Dove gli spazi di espressione, di libertà e praticabilità politica da parte dei cittadini sono ridotti a zero e il pianeta si avvita sempre più in una spirale senza ritorno”.


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