GIALLO MORO / SANTORO SCOPRE L’INVIATO SPECIALE DELLA CIA. DOPO 12 ANNI  

Non è mai troppo tardi. E’ questo il filo logico che ha seguito Michele Santoro per la seconda puntata del suo “M” dedicato ai 40 anni dall’assassinio di Aldo Moro che ha cambiato l’Italia. Con lo “scoop” sull’agente speciale a stelle e strisce, Steve Pieczenick, inviato da Henry Kissinger perchè lo statista Dc “Doveva Morire”. 

Ferdinando Imposimato. In apertura da sinistra Steve Pieczenik. Michele Santoro e sullo sfondo Aldo Moro

Peccato che il giallo sia ormai noto da oltre una dozzina d’anni, con la prima confessione firmata da Pieczenick in Francia nel 2006. Poi il libro che ha segnato lo spartiacque nelle inconfessabili verità sul caso Moro, scritto da Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato. Tornati, con altri volumi, sulla scena del delitto e sempre lo 007 americano sullo sfondo. 

Ma tant’è. Meglio tardi che mai. Meglio ricordare, oggi, quello scenario che troppi giornalisti e scrittori (sic) comprati e venduti tanto al chilo hanno preferito ignorare e seppellire sotto una coltre di omertà & complicità.

Ma passiamo in rapida carrellata tutte le verità già raccontate dall’uomo che sapeva tutto. E per conto dei vertici Usa, a partire da Kissinger, ha diretto l’orchesta, in combutta con i vertici della allora Dc, in prima fila Francesco Cossiga, all’epoca ministro degli Interni.

L’INVIATO SPECIALE DAGLI STATI UNITI 

Le prime rivelazioni dello 007 americano risalgono addirittura a 17 anni fa, quando venne intervistato da un piccolo quotidiano, Italy Daily. 

Ecco un breve passaggio di quanto dichiarò il 16 marzo 2001: “il mio compito per conto del governo di Washington è stato quello di stabilizzare l’Italia, in modo che la Democrazia Cristiana non cedesse al ricatto per la liberazione di Moro. Perchè avrebbe portato consensi al Partito Comunista, già allora vicino alla maggioranza”. E aggiunse: “Allora che Moro dava segni di cedimento (al Pci, ndr), la situazione era a rischio. Venne quindi presa la decisione di non trattare. Questo significava che Moro sarebbe stato giustiziato. Il fatto è che lui (Moro, ndr) non era indispensabile per la stabilità in Italia”. 

Il libro di Imposimato e Provvisionato

Anzi. E quindi poteva e “doveva morire”.

Decise di cominciare a vuotare il sacco, Pieczenick. Ed ecco che un popolare anchorman tivvù degli States, Alex Jones, lo intervistò a più riprese nell’arco di alcuni anni. Gli chiese di tutto e di più sugli affari sporchi della Casa Bianca: a cominciare dai rapporti della famiglia Bush con Osama bin Laden. Lo 007 ne raccontò delle belle sui legami tra le due dinasty e fornì una precisa chiave di lettura, allora inedita, per decodificare il disastro delle Torri Gemelle. Mister Pieczenick – che di professione è uno psichiatra – dettagliò anche tutte le lotte intestine alla Casa Bianca, con una potente frangia interna in combutta con la Cia. 

Anni dopo, nel 2006, Pieczenick fa capolino in Europa, per la precisione in Francia. Dove scrive un  libro choc dal titolo che si spiega da solo: “Nous avon tuè Aldo Moro”, cioè “Noi abbiamo ucciso Aldo Moro”, pubblicato dalla ‘Patrick Robin Editions’. Nella lunga intervista, raccolta dal giornalista francese Emmanuel Amarà, precisa l’obiettivo che i vertici Usa volevano a tutti i costi raggiungere, e per questo motivo lo avevano spedito in Italia, al fine di essere il braccio destro di Cossiga per coordinare i lavori del famigerato Comitato di Crisi creato ad hoc e composto da 11 piduisti su 12: “Con la sua morte, impedimmo a Enrico Berlinguer di arrivare al potere, evitando così la destabilizzazione in Italia e in Europa”. Più chiari di così…

QUEL “DOVEVA MORIRE” DI DIECI ANNI FA

Torniamo in Italia e al potentissimo j’accuse lanciato dall’unico libro che ha fatto la storia, nel nostro Paese, sul caso Moro, la sola ricostruzione pienamente attendibile, super attrezzata e zeppa di dettagli in grado di ricomporre il puzzle: misterioso solo per chi non voleva e – ancor oggi – non vuol vedere. 

Si tratta di “Doveva Morire”, firmato da Imposimato e Provvisionato per Chiarelettere nel 2008. 

Of course, la figura di Pieczenick campeggia nel libro. 

Emmanuel Amara

Rispetto a qualsiasi analisi paradietrologica, meglio riportare le parole dello 007, così come le ritroviamo nel volume: “Sono stato io, lo confesso, a preparare la manipolazione strategica che ha portato alla morte di Aldo Moro, allo scopo di stabilizzare la situazione italiana. Le Brigate rosse  avrebbero potuto rilasciare Moro e così avrebbero senza dubbio conquistato un grosso successo, aumentando la loro legittimità. Al contrario, io sono riuscito con la mia strategia a creare una unanime repulsione contro questo gruppo di terroristi e allo stesso tempo un rifiuto verso i comunisti”. 

Continua l’inviato speciale di Kissinger: “Il prezzo da pagare è stata la vita di Moro. E’ stata quella la prima volta nella storia della mia carriera che mi sono trovato in una situazione nella quale ho dovuto sacrificare la vita di un individuo per la salvezza di uno Stato. Il cuore della mia strategia era in questo caso che nessun individuo è indispensabile allo Stato. Si può dire che il nostro è stato un colpo mortale preparato a sangue freddo. (…) La trappola era che loro dovevano uccidere Moro. Loro pensavano che io avrei fatto di tutto per salvare la vita di Moro, mentre ciò che è accaduto è esattamente il contrario. Io li ho abbindolati a tal punto che a loro non restava altro che uccidere il prigioniero”.  

Francesco Cossiga

La confessione non è finita: “Cossiga era un uomo che aveva capito molto bene quali fossero i giochi. Io non avevo rapporti con Andreotti, ma immagino che Cossiga lo tenesse informato. La decisione di far uccidere Moro non è stata una decisione presa alla leggera, abbiamo avuto molte discussioni anche perchè io non amo sacrificare le vite, questo non è nelle mie abitudini. Ma Cossiga ha saputo reggere questa strategia e assieme abbiamo preso una decisione estremamente difficile, difficile soprattutto per lui. Ma la decisione finale è stata di Cossiga e, presumo, anche di Andreotti”. Parole, già dieci anni fa, dure come pietre.

Le verità scomode – mai raccontate da altri, tantomeno dai media di regime – sul caso Moro proseguono negli anni successivi. Cinque anni dopo lo stesso Ferdinando Imposimato scrive “I 55 giorni che hanno cambiato l’Italia” (editrice Newton Compton) in cui fanno capolino altre testimonianze bollenti e ulteriori ricostruzioni. Ma il cardine ruota sempre intorno alla confessione di Steve Pieczenick, da sola capace di spazzare via ogni dubbio. 

E Imposimato, nello stesso anno, firma anche “L’Italia dei sequestri”, dove tra i gialli, ovviamente, figura in prima fila il rapimento e l’esecuzione dello statista Dc. 

Restiamo al 2013, anno in cui arriva Giovanni Minoli e intervista lo 007 a stelle e strisce: è il 30 settembre di quell’anno, infatti, che Rai 24 manda in onda il servizio. Ma anche allora nessuno si muove. Il silenzio continua assordante. 

Due anni dopo, nella primavera 2015, Chiarelettere pubblica “Complici – Il patto segreto tra Dc e Br”, firmato da Sandro Provvisionato e Stefania Limiti (che ha preso parte a “M” di Santoro), dove viene in particolare sottolineato il ruolo di Gladio in non pochi misteri d’Italia, ben compreso il caso Moro. E c’è sempre mister Pieczenick a far capolino tra le pagine.

Henry Kissinger

Negli ultimi dieci anni la Voce ha più volte scritto inchieste e articoli sull’eccidio di Via Fani, la tragica scoperta della Renault rossa e quei 55 giorni che hanno stravolto la storia di casa nostra. E nelle nostre ricostruzioni – come potete agevolmente riscontrare con un ‘cerca’ tra i nomi – fa regolarmente capolino quello di Pieczenik. Non poche di quelle inchieste sono state scritte proprio da Ferdinando Imposimato, la vera memoria storica di quel tragico periodo. 

Buon ultimo, adesso, arriva Michele Santoro con il suo poker di puntate griffate “M”. 

Meglio tardi che mai, dicevamo all’inizio. Da augurarsi che possa servire a rompere quel muro di gomma, quella cortina di omertà che ha infestato, come il peggiore dei tumori, anche l’informazione di casa nostra. Cloroformizzata, asservita, prezzolata al servizio dei peggiori servizi. 

E come dimostra la stessa, ennesima Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso guidata dall’ex Dc poi Pd Beppe Fioroni: che ha avuto anche la faccia tosta – udite udite – di firmare un fresco libello sul caso…  

E’ mai libertà, questa, con una Memoria storica calpestata e oltraggiata? In quale razza di democrazia siamo ormai costretti a sopravvivere?  


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