Napoli, “grande bellezza”

Non sappiamo, perché potrebbe essere un work in progress la prossima “fatica” editoriale del fervido autore di Gomorra. Pertanto, fosse tutto preso dalla nuova impresa letteraria, cestini l’invito che gli rivolgiamo di compensare il racconto del peggio che abita la marginalità sociale di Scampia con un libro dal titolo “L’empatia del turismo nazionale e internazionale con la ‘grande bellezza’ di Napoli”. Gli verremmo incontro. E’ agevole attingere a materiale in grado di riempire più di duecento pagine: basta dedicare il tempo necessario per sfogliare le annate del Mattino e dei quotidiani nazionali corredati dalle pagine locali, alla voce lettere al direttore. L’argomento? Il grazie di chi soggiorna a Napoli per il tempo necessario a scoprirne i tesori e l’eccezionale qualità di città accogliente, abitata da gente onesta, cordiale, disponibile. In buona percentuale, il Saviano, fosse interessato a raccontare la Napoli anti Gomorra, dovrebbe riferire anche di non pochi episodi con il segno più. L’ultimo, è di oggi: in una lettera a la Repubblica un turista racconta che a passeggio sul lungomare perde il portafoglio con soldi e documenti. Rassegnato alla perdita, denuncia lo smarrimento alla polizia, che lo contatta e gli consegna ogni cosa, consegnata da un anonimo napoletano al commissariato. Pia illusione la nostra, la bella storia non è nel filone narrativo di Saviano e se lo fosse non troverebbe nessun big dell’editoria disposto a pubblicare un libro così.

In poche righe.

Solo il ricovero coatto, in strutture per disturbi mentali, potrebbe chiudere la boccaccia sguaiata di Donald Trump, uomo dall’eloquio “forbito, elegante, corretto, rispettoso”. Prendete nota delle ultime esternazioni: “Basta gente da Africa, El Salvador e Haiti. Sono cesso di Paesi”. Alcuni stati africani? “Paesi di merda”. Sono dichiarazioni rilasciate a parlamentari riuniti intorno al tavolo ovale della Casa Bianca.

In tre righe: l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha detto no alla pretesa israeliana di appropriarsi di Gerusalemme e di insediarvi la capitale dello stato ebraico. Giustizia è fatta.

Non è ancora uno tsunami ma “acque agitate” come dicono i meteorologi in casa Lega Nord, quelle sì: il leader storico deve rispondere ai magistrati di spese illecite imputate alla famiglia Bossi e Calderoli, dopo trent’anni ha detto ciao a Salvini per approdare nel gruppo misto dei parlamentari. A proposito, nella legislatura che volge al termine i cambi di partito sono la bellezza di 564 e il primato di “salti della quaglia” è di Luigi Compagna figlio di uno dei padri del partito repubblicano: è passato da un partito all’altro per nove volte. L’ultima onda anomala in casa Lega si deve a Maroni, presidente della giunta regionale lombarda. In vista della fine legislatura annuncia l’indisponibilità a ricandidarsi alla guida della Regione e gli osservatori più smagati ritengono che l’obiettivo non esplicito sia uno scanno del senato. Salvini insorge, nel timore di perdere le elezioni in Lombardia e dichiara che il no di Maroni al rinnovo della carica mette fine alla sua carriera politica con la Lega. La replica: “Salvini si comporta con me uno stalinista”.


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