RISANAMENTO / ESCE LUIGI ZUNINO, ARRIVANO GLI AUSTRALIANI 

Risanamento manda in naftalina il suo patròn nell’ultimo quindicennio, Luigi Zunino. Che prima dell’addio ha comunque firmato un accordo con il gruppo australiano Lendlease, per dare impulso a uno dei più grossi affari che Risanamento ha in mano, l’area nord di Santa Giulia a Milano, che necessita di grossi lavori di ristrutturazione.

Si lascia dietro una lunga scia di debiti, il “furbetto del mattone” – come viene etichettato Zunino negli ambienti finanziari meneghini – 3 miliardi in rosso e lo strascico di un quasi crac che ha portato la società in regime di 182 bis della legge fallimentare.

Risanamento, ora, è praticamente in mano ai creditori, cioè le banche.

La bonifica di Santa Giulia non è un affare da poco. Occorrono almeno una settantina di milioni di euro, che Lendlease si occuperà di reperire. Risanamento, dal canto suo, porta in dote i terreni. E a questo punto i ricavi verrano divisi a metà tra il gruppo australiano e gli istituti di credito che hanno il controllo di Risanamento.

Nasce all’ombra del Vesuvio, la Società pel Risanamento di Napoli, che per decenni, nello scorso secolo, ha gestito un patrimonio da centinaia e centinaia di immobili nel cuore antico di Napoli e non solo (per esempio, anche a Salerno).

A inizio anni 2000 nell’azionariato va in sella il tandem composto da Luigi Zunino e da Alfio Marchini, il mattonaro rosso che poi si presenterà senza successo per due volte come candidato sindaco a Roma. Senza sborsare un euro, ma potendo contare solo sulla garanzia delle banche, i due riescono a mettere le mani sul Risanamento. L’operazione era stata benedetta dall’allora premier, Massimo D’Alema.

Poi Marchini esce di scena e al timone resta solo Zunino. Fino al profondo rosso degli ultimi anni.

 

Nella foto Luigi Zunino


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