È incredibile, eppure lo ha fatto. Netanyahu ha deciso di riaccendere lo scontro con i palestinesi e di riavviare polemiche che hanno scatenato un nuovo forte sentimento antisemita, che certamente non giova all’immagine del suo popolo. Ha ripreso i bombardamenti sul popolo civile palestinese. Ha trasformato lo scontro con Hamas in uno scontro all’ultimo sangue contro tutto il popolo palestinese. Il suo governo ha deciso di proseguire scientemente la strage, e ora non potrà più giustificarla nemmeno con quell’azione terroristica subita a ottobre del 2023. Il suo esercito ha deciso che è tempo di “sradicare”, ora che può godere anche dell’appoggio di Trump, il terrorismo arabo distruggendo tutto, anche la popolazione civile. Per la prima volta abbiamo assistito, nei territori palestinesi, a numerose manifestazioni popolari contro i miliziani. Ma quelle proteste non sono bastate a fermare il massacro. D’altronde come potrebbero inermi civili cacciare Hamas dai loro territori? Non potrebbero farlo, anche perché sono rimasti soli e senza appoggi, tagliati fuori anche dalla ripresa dei rapporti russo americani. Si sono ritrovati di fronte all’assoluta mancanza di ascolto da parte del governo israeliano. Ancor più ora che Netanyahu ha deciso di reimbarcare nel governo i coloni più estremisti ed ha ripreso, per compiacerli, la politica di sterminio del popolo palestinese. Consente così ai coloni armati di impossessarsi delle case dei palestinesi e di riprendere a costruire kibbutz sulle loro terre, cacciando con la forza i contadini arabi che le abitano pacificamente da sempre. I coloni rivendicano con la forza quelle terre in virtù di un astratto principio biblico.
In Europa però riemerge forte un sentimento antiebraico. Cosa che avviene in Italia e, ancor più, in Francia, Austria e Russia, paesi nei quali si registrano sempre più frequenti azioni di protesta organizzate da giovani e studenti. Parole d’ordine chiaramente antiebraiche animano quelle manifestazioni, gli studenti nelle grandi università francesi urlano nei cortei di cacciare quelli ebrei ospitati e chiedono di interrompere i progetti di collaborazione scientifica con Israele.
Ma molte azioni di intolleranza ormai si registrano anche da noi. A Trastevere sono state danneggiate persino pietre d’inciampo collocate nel selciato in ricordo del rastrellamento dei residenti ebrei nel 1943. Episodi simili si sono registrati a Bologna, a Milano ed in altri luoghi-simbolo.
Tutto questo è stato analizzato da uno studio dell’Eurispes che ha voluto approfondire il fenomeno della diffusione dell’antisemitismo in Europa somministrando interviste a un campione significativo di italiani. Tali convinzioni dilagano poi in opinioni e comportamenti di massa. Da quelle interviste si ricava un nuovo sentimento di intolleranza da parte degli italiani. Alcuni sono arrivati persino ad affermare di non credere che l’olocausto stato un fatto reale o, almeno, che non sia stata una strategia di aggressione nei confronti dell’intero popolo ebraico. Anzi riemergono vecchi pregiudizi contro il popolo ebraico.
Una parte degli intervistati ha dichiarato, infatti, che banchieri di origine ebraica sono ancora pericolosi, perché in grado di controllare il potere economico mondiale e i maggiori network dell’informazione, condizionando, con questi media, le opinioni politiche e le decisioni dei paesi occidentali.
Dalla ricerca citata emerge anche la dimensione di quanto complottisti e negazionisti siano ancora presenti sia tra gli elettori di destra che di sinistra. I due gruppi però si distinguono solo per la diversa valutazione sulle teorie di “sostituzione etnica”, sostenute da miliardari americani di origine ebraica. Anche se nessuno, sino ad oggi, è stato in grado di formulare una spiegazione logica capace di giustificarla.
Dai dati di Eurispes emerge anche la convinzione di molti che la Shoah non sia esistita. Secondo questa opinione l’olocausto, se pure avvenuto, avrebbe prodotto meno vittime di quanto si è sempre detto. Ma, ci chiediamo, allora cosa si intende oggi con il termine antisemitismo? Forse un sentimento radicato nella cultura occidentale che coinvolge quel popolo ancora considerato “deicida”. Ma il sentimento di ostilità che deriva, forse è una sorta di rivolta del “popolo eletto” contro il padre biblico per quel “figlio in terra”, prima condannato a morte, poi deificato, introiettato e divorato con l’eucaristia, infine ripreso e fatto Chiesa in una terra lontana.
Ricordiamo solo che Hitler temeva di essere un ebreo perché nato, forse, da una relazione clandestina con una cameriera ebrea. Ma se non è dato sapere se questa convinzione sia vera o falsa, sappiamo che lui aveva questa ossessione, che è stata la causa del suo odio verso quel popolo.
Parla dell’avversione verso un popolo senza Stato, perennemente nomade, un popolo che ha rifiutato, e rifiuta ancora oggi, ogni possibile assimilazione. Un mix di tante radici etniche diverse, un popolo arrivato dopo la Seconda guerra mondiale in Palestina, una terra assegnata loro dai vincitori del conflitto a titolo di risarcimento morale. Anche per questo motivo quello israeliano è un popolo disomogeneo, tenuto assieme da un credo religioso. Ma è stata forse proprio questa molteplicità di culture a creare un popolo portatore di grandi intuizioni e novità economiche, filosofiche, scientifiche, artistiche. Un popolo creativo, forse minaccioso, ma certamente “peculiare”.
Quel che conta è riconoscere che l’antisemitismo è un’idea radicata in occidente. Forse oggi è implementata dai comportamenti violenti degli israeliani.
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