Dazi amari, amarissimi per tutti con la terapia choc praticata in un baleno dal capo Usa Donald Trump, che ha mostrato al mondo anche la pratica tabella di marcia tutta cifre, mancava solo la bacchetta per indicarle al popolo bue.
L’Europa al solito non sa cosa fare, non sa che pesci (era il primo aprile) prendere e passa dalle rappresaglie annunciate (insieme al ‘REARM EU’ in perfetto stile nazi) dalla teutonica presidente della Commissione europea, Ursula von del Leyen, alle manfrine, ai possibili negoziati: ovviamente tutti in ordine sparso a cominciare dalla nostra Giorgia Meloni che attende con ansia il meeting con il numero due della Casa Bianca, JD Vance.
L’interlocutore ora privilegiato per lady Garbatella, visto che quell’Elon Musk col quale aveva stabilito subito un forte feeling (o, alla leghista, un idem sentire), pare già avviato sul viale del tramonto ‘politico’. Visto che il patron di ‘Tesla’ ha ormai compiuto la sua ‘mission’ al vertice del ‘DOGE’ e intende tornare ai suoi maxi business, prossimo obiettivo Marte.
Eccoci infatti alle news sul fronte dell’uomo più ricco del mondo, come vedremo meglio più avanti.
E’ da giorni che circolavano, alla casa Bianca e a Wall Street, notizie che davano ormai per certa la fine del breve ma intenso rapporto fra il tycoon e il suo braccio destro per gli scoppiettanti esordi del mandato bis a stelle e strisce. Dissapori, secondo alcuni; sovraesposizione che può nuocere sia alle politiche Usa che agli stessi maxi affari griffati Musk per altri; solo una sceneggiata per far salire l’attenzione mediatica e caso mai distrarre al punto giusto, stando ad altri ancora.
Fatto è che, nelle ultime settimane, i titoli Tesla sono scesi in picchiata, le vendite di auto elettriche crollate, soprattutto in paesi come Francia, Svezia e Paesi Bassi; e poi perfino il rogo (‘terroristico’, secondo Elon) alla concessionaria Tesla di Roma dove sono andate in fiamme 17 vetture.
Poche ore fa l’annuncio, trapelato dalla Casa Bianca, dove lo staff trumpiano fa sapere che in meno tempo del previsto (il ‘mandato’ era stato stabilito per 130 giorni) tutto il tagliabile è stato tagliato, sia come personale che come spese, dal ‘Department of Government Efficiency’ (‘Doge’ per i suoi fans) affidato a Musk. Il quale, dal canto suo, ha appena annunciato nel corso di un’intervista a Fox News: “Credo che abbiamo ormai completato la maggior parte del lavoro per ridurre il deficit di 1000 miliardi”. Il riferimento è soprattutto al maxi carrozzone dello sterminato numero di Agenzie governative. A lavoro quindi compiuto, quindi, Speedy Elon può tornare ad occuparsi dei suoi tanti business.
E lascia con due fresche novità.
Una lo conferma sul trono di più ricco al mondo, il Super Paperone a livello internazionale. La special hit appena sfornata da ‘Forbes’, infatti, lo incorona al vertice, dall’alto del suo faraonico patrimonio da 342 miliardi di dollari, che consentirà un avvenire sereno anche alla moglie e ai 16 figli (uno appena nato). Distanzia di molte decine di miliardi Mark Zuckerberg, attestato a quota 216 miliardi, con Jeffe Bezos ad una spanna, 215 miliardi. Ancor più lontani il francese Bernard Arnault (178 miliardi) e Warren Buffett (155). La hit dei poveracci di casa nostra è guidata da mister cioccolato Giovanni Ferrero (38 miliardi), seguito dall’ex re della moda Giorgio Armani (sfiora appena i 12 miliardi).
La seconda notizia, politica, è meno buona.
Perché i repubblicani hanno subito una bella batosta in Wisconsin, sul cui voto avevano puntato parecchie fiches. In particolare proprio Musk, che ci ha messo la faccia e un bel bottino (20 milioni di dollari), e addirittura organizzato una lotteria (alla paesana) con due premi da 1 milione di dollari per ciascuno dei due sostenitori del candidato per un seggio alla Corte Suprema del Wisconsin. Si è trattato del giudice conservatore Brad Schimel, antiabortista, sconfitto con ben 10 punti di distacco dall’avvocato progressista Susan Crawford, protagonista di numerose battaglie in difesa dei lavoratori.
Solo in parte lo smacco viene ripagato dal voto della Florida, dove era largamente prevista la vittoria senza problemi dei due candidati repubblicani. Pur se uno era un classico ‘impresentabile’: il magnate dei casinò Randy Fine, alias ‘il bullo di Bevard’, un oltranzista pro Netanyahu. L’altra poltrona finisce al repubblicano Jimmy Patronis, senza infamia e senza lode.
Dopo i primi rumors sul ritorno a casa del super Daddy Elon, il titolo Tesla ha ripreso fiato, facendo segnare un aumento a Wall Street del 4,5 per cento. Potrà così rassicurare investitori, risparmiatori e clienti sul rilancio alla grande della sua creatura e per rivoluzionare ancora il futuro della mobilità elettrica senza altre distrazioni. Visto che in casa Musk ci sono tanti affari a cui tener dietro. Con lo spazio (e Space X) che bussa sempre più alle porte. Dopo l’epico salvataggio dei due astronauti intrappolati nel cosmo da nove mesi, è ora la volta di pensare sul serio a Marte.
A quel punto, la conquista della Groenlandia, per il sempre Big Friend ‘The Donald’, sarà solo un giochetto da ragazzi. Un’autentica passeggiata.
P.S. Da segnalare il pesce d’aprile poco riuscito di Dagospia. Che ha voluto far bere la notizia di uno sbarco in elicottero, in quel di Rieti, di Big Elon: per comprare l’aeroporto cittadino, mezza città e costruire uno stabilimento per farci motocicli, tricicli e monopattini Tesla, dando lavoro a 5.000 addetti. In tempi di crisi & dazi amari, un pesce che puzza davvero…
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