40 ANNI VOCE / MASSONI, SERVIZI, CIA, DISINFORMAZIONE & MANI PULITE STORY…

Abbiamo dimenticato, ripercorrendo questi 40 anni di ‘Voce’, uno degli episodi più gustosi (se poi altri ce ne verranno in mente, vuol dire che faremo ulteriori aggiornamenti).

Guarda caso, al centro due personaggi di cui abbiamo già parlato. Uno come protagonista assoluto della prima repubblica, ‘O Ministro Paolo Cirino Pomicino, l’altro un comprimario, Aldo Boffa, in questo caso la ‘spalla’ (come nelle comiche).

Ecco cosa successe esattamente un quarto di secolo fa, aprile 1989.

 

‘O CAPOGRUPPO CHI S’O PIGLIA?

L’articolo della Voce sulla mitica conversazione fra Pomicino e Boffa. Sopra, alcune cover degli ultimi anni

Alla nostra redazione ad un passo da piazza Mercato arriva per posta una musicassetta, le ricordate? La ascoltiamo, e l’interesse cresce man mano.

Due voci, una ben ripulita, l’altra più ruspante (spesso in dialetto partenopeo) conversano amabilmente su poltrone & assessorati, cariche & favori. Tenete presente che siamo in clima pre-elettorale, per il voto amministrativo di giugno che si avvicina.

Siamo praticamente certi circa l’identità dei due interlocutori: ma per creare una maggiore suspense, preferiamo non farne i nomi ma pubblicare la sbobinatura integrale de ‘La Conversazione’, come titoliamo asetticamente il pezzo che esce sulla Voce. Ma ai lettori facciamo anche un regalo, una strenna pasquale: alleghiamo e cellofaniamo anche la cassetta titolandola “‘O Capogruppo chi s’o piglia?”, una delle espressioni più colorite usate nel corso della ‘trattativa’ tra amiconi.

Altro passaggio che fa sbellicare dalle risate, “Chill’ è nu’ puorco!”, riferito ad un DC di una fazione avversa all’interno della balena bianca locale.

Non è finita qui. Perché organizziamo anche un bel concorso a premi: il primo che indovina i nomi dei protagonisti si aggiudica tre abbonamenti omaggio alla Voce, che potrà quindi regalare anche agli amici.

E sapete chi lo vince, il premio?

Proprio Pomicino e Boffa, pari merito: perché chiedono immediatamente il sequestro di quella Vocegaleotta; anzi, per la precisione, chiedono il sequestro della cassetta e non della copia cartacea, costringendo decine e decine di finanzieri ad un’operazione a tappeto, in tutte le edicole della regione, per scellofanare le copie e sequestrare la rea-cassetta!

L’affaire, ovviamente, finisce in tribunale: dove si fronteggiano due tesi diametralmente opposte. I due DC sostengono che abbiamo violato palesemente la loro privacy, gettandoli in pasto ai lettori. Noi, invece, affermiamo che non si tratta di questioni & fatti privati, ma relativi alla ‘cosa pubblica’, perché riguardano i destini della Regione; e poi, in via secondaria, prevale di gran lunga il diritto-dovere di cronaca rispetto ad una presunta privacy.

Vinciamo a mani basse. Ma ovviamente nessun risarcimento per i danni arrecati: soprattutto l’aver negato ai cittadini di poter ascoltar dalla viva voce dei due pubblici-amministratori quelle perfette tecniche di ‘spartizione’. Una ‘piece’ imperdibile…

 

SACCHEGGI FINANZIARI

Di spartizioni & saccheggi sono zeppe le pagine della Voce in quegli anni, e non solo.

Come quelli operati, ad esempio, dalle banche in guanti bianchi.

Negli anni ’80 – quelli del dopo terremoto – scriviamo inchieste su inchieste a proposito delle fortunate vicende della ‘Popolare dell’Irpinia’, molto cara alla dinasty dei De Mita; e della ‘Popolare di Pescopagano’, un feudo pomiciniano attraverso i tentacoli della solita ICLA, ‘L’Acchiappatutto’, come la definiamo in una cover story. Un’ICLA di cui, appunto, scriviamo a metà e fine anni ’80; e il cui nome fa spesso e volentieri capolino tra le centinaia di pagine della relazione finale della ‘Commissione Scalfaro’ sugli affari del dopo terremoto, che esce in contemporanea al nostro ‘Grazie Sisma’, 1990.

L’inchiesta della Voce sull’Icla “acchiappatutto”

E proprio dalla relazione Scalfaro prende le mosse la maxi inchiesta di un altrettanto maxi pool di magistrati (ben 4) della Procura di Napoli: i quali lavorano per anni ma alla resa dei conti non riescono a cavare un ragno dal buco, nonostante le prove di sperperi, tangenti e connection siano di un’evidenza colossale.

E sapete perché tutto finisce, al solito, in beata prescrizione? Per il semplice motivo che non riescono a documentare la collusione con i clan della camorra, e quindi ad applicare quel 416 bis che avrebbe consentito di raddoppiare i termini di prescrizione (da 7 anni e mezzo a 15 anni). Incredibile ma vero, quando quei legami e quegli intrecci tra politica-affari-camorra erano sotto gli occhi di tutti e arci provati proprio carte & documenti societari alla mano!

Del resto, un’altra grossa inchiesta è finita miseramente in flop: quella sui ‘Regni Lagni’, un’opera di bonifica (sic) che ha sfiorato i 1000 (mille!) miliardi di vecchie lire, usando illegalmente i fondi del dopo terremoto quando non c’entrava niente e massacrando l’ambiente invece di risanarlo: e sapete a chi hanno poi affidato le progettazioni idrauliche per la bonifica bis? Agli stessi che avevano devastato e che l’avevano ovviamente fratta franca al processo, la solita sceneggiata alla napoletana: che incredibilmente si ripeterà, nel 1999, con la tragedia di Sarno causata da una montagna di fango killer…

Ma parlavamo di banche & finanza.

A fine anni ’80 scoprimmo un’altra rocambolesca story: una finanziaria che offriva interessi stratosferici, quasi il 15 per cento, si chiamava ‘Socofimm’ e l’aveva ideata un irpino con amicizie eccellenti, Rosario Iandolo. Il ‘Mattino’ ne magnificò le performance, quasi un invito ai lettori per precipitarsi e attingere a quel pozzo di San Patrizio. Noi della Voce, al contrario, spulciammo tra carte societarie e archivi, ne scoprimmo delle belle, e inviammo i nostri articoli alla procura della repubblica. Ebbene, alcuni mesi dopo ecco l’inevitabile crac: la catena di Sant’Antonio si spezza e… tutti con il culo giù per terra. Al Mattino fu mai chiesto il perché di quegli articoli quanto meno ‘promozionali’?

Stesso copione, qualche anno dopo, con un’altra finanziaria ‘allegra’ (promossa dal gruppo ‘De Asmundis’) che veleggiava col vento in poppa e raccoglieva ‘soci’ con la pala: anche in quel caso sentimmo subito puzza di bruciato, lavorammo col solito metodo del giornalismo investigativo e ne tirammo fuori delle belle. Ed eccoci al bis: inevitabile il crac. Ma stavolta con un’aggravante: diverse decine di soci riuscirono a salvare il loro ‘bottino’ perché avvertiti da alcuni premurosi magistrati-soci. Si scatenò il putiferio in tutta Napoli, anche perché pubblicammo l’elenco di tutti i quasi mille soci, una volta che quel bollente elenco era stato depositato alla cancelleria della fallimentare.

Dai ‘piccoli’ fino ai vertici: dell’inizio anni 2000 le inchieste sulla Banca d’Italia, quando regnava Mario Draghi; nello stesso periodo i primi reportage sul gruppo dei ‘Bilderberg’, una sorta di ‘massoneria’ internazionale, una ‘Trilateral’ in salsa soprattutto europea; come del resto, negli ultimi tempi, abbiamo sempre alzato il sipario su un altro summit dei potenti della Terra, quel ‘World Economic Forum’ che si svolge ad inizio di ogni anno nella cornice incantata (e super protetta) di Davos, per la regia, da sempre (1954 l’anno di nascita WEF), del banchiere tedesco di storiche simpatie nazi, Klaus Schwab, e la strategica collaborazione di Bill Gates. Il quale proprio dal palcoscenico del WEF 2010 si esibì nella altrettanto storica profezia: il prossimo decennio sarà caratterizzato dalle tremende pandemie e il seguente dagli ancor più catastrofici cambiamenti climatici. Aveva davvero la sfera di cristallo, il fondatore di Microsoft e, oggi, il più grosso latifondista degli Stati Uniti?

Abbiamo parlato di elenchi & ambienti super ovattati, ben lontani da sguardi indiscreti.

 

CAPPUCCI & GREMBIULINI

E’ venuto allora il momento di tirare in ballo la Massoneria, uno degli argomenti ‘cult’ per la Voce.

Due, fra le tante, le tappe fondamentali: la pubblicazione degli elenchi degli affiliati, non solo del Grande Oriente d’Italia (l’obbedienza di gran lunga più affollata) ma anche di tutte le altre. Ad ottobre 1993 è la volta dell’elenco campano, visto che la Voce veniva distribuita solo in quella regione. Fu un botto: ne stampammo 15 mila copie che andarono a ruba. “Massoni giù il cappuccio – 1.500 affiliati alle logge campane – Ecco tutti i nomi”, il titolo della cover; cui si accompagnava un reportage su “Gli affari di Licio Gelli all’ombra del Vesuvio”.

Licio Gelli

E un altro botto l’abbiamo fatto nel 2008, quando la distribuzione della Voce si allargò – con grossi costi tipografici e per la distribuzione – in tutte le regioni italiane. Pubblicammo tre puntate (settembre, ottobre e novembre 2008), inserti da staccare e conservare, suddivisi regione per regione. Beccammo una citazione civile non dal GOI ma dalla Gran Loggia d’Italia (la secondo obbedienza, sotto il profilo numerico) per la solita violazione della privacy, alla quale opponemmo il diritto-dovere di cronaca e, soprattutto, il fatto che non si trattava di elenchi segreti, coperti, ma che ufficialmente devono essere depositati presso tutte le prefetture, come del resto prevede la legge Anselmi.

Ed in tante vicende, nel corso degli anni, abbiamo cercato sempre di individuare il fil rougemassonico e/o piduista. Come, in modo smaccato, nel caso Moro, con un ‘Comitato di Crisi’composto per nove undicesimi da piduisti; come nel giallo di David Rossi, dove ha fatto bella mostra di sé il ‘Groviglio Armonioso’; ottima variazione sul tema ‘Gladio’, che fa capolino in tante vicende, a cominciare proprio dal rapimento e poi assassinio di Aldo Moro.

 

SERVIZI PERFETTI

Dalla P2 ai Servizi segreti di casa nostra il passo è breve.

Ne scrivemmo a profusione negli anni ’80, soprattutto con riferimento ad un altro rapimento eccellente, in cui però il DC di turno – ossia il potente assessore regionale all’urbanistica, Ciro Cirillo– non doveva morire (come Moro) ma finire al centro di un’incredibile connection a base di soldi, appalti, scambi, Brigate rosse, Camorra cutoliana e Servizi segreti, con un personaggio che all’epoca andava per la maggiore, Francesco Pazienza. Indimenticabile la ‘Contro-inchiesta’ sul caso Cirillo che pubblicammo a fine anni ’80, firmata da Ferdinando Imposimato.

E certo non potremo mai dimenticare quante ‘attenzioni’ dedicarono i Servizi, all’epoca capeggiati da Nicolò Pollari, proprio alla Voce, ad inizio anni 2000.

Una story che abbiamo alcune volte descritto, ma che è ora il caso di riportare a galla.

Percy Allum

Bollente agosto 2007. Ore 7, ci butta giù dal letto la voce solitamente flemmatica e invece in quel caso preoccupata di Percy Allum, il nostro grande amico inglese. “Avete letto cosa scrivono i giornali?”, sbotta subito.

Ecco cosa era successo. Repubblica, con un richiamo in prima, dedicava alla super spy story due intere pagine, ben compreso, al centro, un grafico illustrativo, una sorta di mosaico: al centro del quale la Voce, avete letto bene, proprio il nostro mensile, infernale crocevia tra una serie di movimenti e associazioni ‘sovversive’, milieu d’incontro tra sinistri figuri, soprattutto magistrati, giornalisti e alcuni politici, tutti uniti nella lotta contro l’allora premier Silvio Berlusconi, per attaccarlo e delegittimarlo. In sostanza, dall’esecutivo del Cavaliere, dopo il varo del governo 2001, era partito l’input di ‘monitorare’, ‘attenzionare’ e soprattutto ‘dossierare’ gli oppositori rossi, vere spine nel fianco per il governo di destra.

Ad agosto realizzammo un numero speciale, titolando in copertina “SPIONI!”. Memorabile.

La ‘spy story’ era saltata fuori, per puro caso, con il giallo del rapimento dell’imam Abu Omar, su cui indagava la procura di Milano. La quale, per far luce nella vicenda, decise di perquisire gli archivi romani del Sismi. Ed è qui che saltano fuori alcune centinaia di dossier, proprio di quegli incalliti oppositori.

Il pm Sergio Sottani

A seguire, per farla breve, un gruppetto di quei dossierati – noi della Voce in prima linea – decide di denunciare i vertici del Sismi, in particolare Pollari e il suo fidato braccio destro, Pio Pompa, operativamente l’organizzatore della vasta e meticolosa operazione di schedatura scientifica. Evidente il tentativo di screditarci, di nuocerci per quanto più possibile: noi soprattutto sul fronte della raccolta pubblicitaria, come del resto aveva fatto anni prima ‘O Ministro intervenendo a piedi uniti per bloccare un contratto con la ‘Publikompass’ che sarebbe stato fondamentale per noi, e invece ‘saltato’ all’ultimo minuto.

Il processo per i dossieraggi si tiene a Perugia, l’allora pm Sergio Sottani dettaglia la sporca operazione e parla esplicitamente di fondi pubblici usati per scopi privati, un’accusa da novanta. I legali dei vertici Sismi ribattono sostenendo la legittimità dell’operazione, condotta per ‘motivi di ordine superiore’, e sulla quale comunque ‘vige il Segreto di Stato’. E così alla fine fu. Il tribunale chiese un parere della Cassazione, la quale obbedì ai diktat passati da premier in premier, ossia da Berlusconi fino a Matteo Renzi: prevale il ‘Segreto di Stato’. Eppure non si trattava di ‘sicurezza nazionale’ o caso mai per pericoli di natura internazionale…

Ai confini della realtà. Cornuti e mazziati, come si dice a Napoli.

 

DI PIETRO STORY

E sempre a proposito di Servizi, ecco tornare prepotentemente in scena don Antonio Di Pietro.

Vogliamo raccontarvi la ‘story’ fin dall’inizio.

Fine 1991. A Milano il ‘Siulp’ (ossia il sindacato di polizia) organizza un convegno su ‘Imprese e corruzione’, al centro gli appalti. Tra i relatori c’è un oscuro magistrato della procura, tale Antonio Di Pietro, che tiene una relazione su ‘Le imprese di partito’, quelle che definisce, a nostro parere ‘azzeccandoci’ in pieno, ‘Le PortAppalti’. La Voce all’epoca non pubblicava mai pezzi che non riguardassero il territorio campano: ma in quell’occasione facemmo un’eccezione, proprio perché seguivamo con particolare attenzione il tema degli ‘appalti’, visto l’andazzo con il post sisma. Chiedemmo ad una nostra amica giornalista, Laura Maragnani, di seguire per noi il convegno e, se possibile, di ottenere una copia della relazione sulle ‘PortAppalti’. E così fu. Pubblicammo poi un articolo in cui virgolettavamo diverse frasi farina del sacco di Di Pietro che ci sembravano cogliere perfettamente nel segno.

Alberico Giostra

Detto questo, e tributato quel primo omaggio, non ci abbiamo messo poi molto per capire di quale pasta fosse fatto il super PM osannato come un eroe, un Salvatore della Patria da tutti gli italiani. Ecco quindi, maggio 1995, una cover story “Di Pietro chi?”, con tutta una serie di inquietanti interrogativi.

Fino alla sfilza di articoli pubblicati, negli anni seguenti, e firmati da un giornalista RAI, Alberico Giostra (con uno pseudonimo). Pezzi spesso ‘pesantissimi’, soprattutto sul fronte degli ‘Affari’, spesso e volentieri ‘immobiliari’ griffati Di Pietro. Tanto che un reportage venne intitolato ‘L’Italia dei Valori Immobiliari’. Tutti argomenti che, anni dopo, verranno utilizzati nella famosa puntata di ‘Report’ che segnò, nel giro di 48 ore, il collasso di quel partito e la sparizione del suo fondatore dalla scena politica che conta.

L’ex pm se la legò al dito. E non querelò alcuna di quelle inchieste da novanta: ma chiese la cortesia all’amica e preside di un liceo a Sulmona, Annita Zinni, di citarci civilmente per danni, 45 mila euro. Per cosa? Per un servizio sulla contestata maturità del figlio, Cristiano Di Pietro, già ruspante consigliere regionale.

La nostra gigantesca colpa? Aver sbagliato il nome del liceo, del resto ‘rettificato’ nel numero subito successivo. Eppure la preside sostenne che per l’onta subì pesantissimi danni morali, psicologici, materiali, di relazione, e ‘udite udite’, un ‘patema d’animo transeunte’. Un palese falso, visto che proprio in quell’anno ‘scalò’ l’IDV locale, diventandone addirittura il segretario provinciale per acclamazione.

Di Pietro padre e figlio. In primo piano Annita Zinni

Il resto sono sentenze folli: in primo grado veniamo condannati a 69 mila euro, ovvia conferma in Appello con incrementi vari, ben compresi pignoramenti d’ogni risma.

Risultato scontato: nel 2014 chiude la Voce cartacea, in vita da 30 anni esatti.

Ma su don Tonino non abbiamo mollato la presa.

Non solo dettagliando il Maxi Insabbiamento dell’inchiesta TAV, sulla scorta dell’imperdibile ‘Corruzione ad Alta Velocità’; ma soprattutto alzando il velo sulla vera storia di ‘Mani pulite’.

 

LA VERA MANI PULITE

Una story… all’americana.

Che inizia proprio un anno prima dello scoppio ‘ufficiale’, il 17 febbraio 1992, con l’arresto di Mario Chiesa e le banconote tuffate nel gabinetto del Pio Albergo Trivulzio. Guarda caso, quella mattina ci trovavamo alla Bocconi di Milano per presentare il nostro ‘‘O Ministro’, insieme a due amici, Elio Veltri e Gianni Barbacetto, autori de ‘La Milano degli scandali’.

Ed infatti erano cominciati un anno prima gli incontri ‘non ufficiali’, quindi solo di estrema ‘cortesia’, tra un oscuro pm della procura meneghina, l’ex poliziotto Di Pietro, e il console generale degli Usa a Milano Peter Semler. Per far cosa? Per discutere di che? Lo racconterà asetticamente anni dopo l’inviato della Stampa (oggi direttore di Repubblica) Maurizio Molinari.

La cosa comincia a farsi più chiara anni dopo, alla luce di una foto-notizia (tutta foto e poche righe di commento) pubblicata dal Corsera, in cui vengono immortalati per la cena prenatalizia 1992 diversi personaggi da non poco: tra essi un agente della CIA, un funzionario dell’agenzia investigativa a stelle e strisce ‘Kroll’, l’ex vertice dei Servizi e capo della polizia a Palermo Bruno Contrada e il pm Di Pietro. Solo pochi giorni dopo Contrada verrà arrestato e per lui comincerà un calvario durato vent’anni.

L’inchiesta della Voce di gennaio 1997 sul caso Armanini

Un altro po’ di prezzemolo, anni dopo, arriverà da alcune attendibili confidenze: un pezzo grosso della procura meneghina non disdegnava di frequentare Villa Wanda, la magione aretina di Licio Gelli. Certo non per lavoro, per incarichi ‘ufficio’. Forse per motivi culturali o storico-artistici: visto che – lo attingemmo noi direttamente dalla ‘venerabile’ fonte – il capo della P2 era entrato nella cinquina del Nobel per la Letteratura con le sue memorabili poesie.

Un altro reportage da non poco, poi, riguarda le rivelazioni, nel 1994, di Walter Armanini, soprattutto circa i ‘metodi’ della procura milanese (il tris d’assi Colombo-Davigo-Di Pietro) per ottenere le utili confessioni. In quel caso circa il ‘bottino’ di Bettino Craxi.

E un ulteriore tassello del puzzle arriva con una rimembranza, rammentata anni fa dalla Voce e solo pochi mesi fa uscita dai cilindri di due Psi doc, Giuliano Amato e Rino Formica: Craxi andava umiliato, esiliato e abbattuto. Proprio come il Dc Itavia sopra Ustica.

Per volere di chi? Ma degli USA e della CIA, of course, incazzati neri per lo storico affronto di Sigonella.

 

COVID & GUERRE

Circa le ultime, sempre memorabili imprese americane la Voce sta scrivendo da anni.

Ricordiamo un imperdibile, storico pezzo firmato per la Voce da Gordon Poole (altra firma che ha spesso impreziosito la Voce) sul primo candidato ‘nero’, poi presidente negli Usa, Barack Obama. I

n precedenza ne avevamo scritte da non poco sui Bush (una per tutta il famoso pranzo con Osama bin Laden) ma anche sui Clinton.

Per arrivare al capo della Casa Bianca che cerca il bis a novembre, il sempre più rincoglionito (e per questo più pericoloso) Joe Biden, di cui da tempo stiamo descrivendo per filo e per segno le rocambolesche imprese portate avanti – durante la vice presidenza Obama – in combutta con il figlio Hunter in mezzo mondo, dall’Ucraina fino alla Cina.

Hunter Biden

Imprese affaristico-criminali su cui da oltre due anni sia l’FBI che la magistratura a stelle e strisce hanno acceso i riflettori: ma con molta, troppa cautela, per timore di ostacolare la corsa presidenziale.

Proprio come sta succedendo – pari pari – con la super corrotta presidente della Commissione UEUrsula von der Leyen che, con la stessa faccia di bronzo, chiede il bis. E solo ora sui media e a livello politico comincia a scoppiare quel ‘Pfizergate’ che – arieccoci – è in pentola già da un paio d’anni, passato ai raggi x addirittura da una Commissione parlamentare d’inchiesta sui vaccini varata dalla stessa UE!

Identico discorso per la star internazionale di tutti i Vaccini, al secolo Anthony Fauci, da oltre due anni braccato dai magistrati a stelle e strisce e da una commissione speciale del Congresso Usa, nonché inchiodato alle sue responsabilità da due imperdibili libri-j’accuse firmati da Robert Kennedy junior (a fine 2021 ‘The Real Anthony Fauci’ e a fine 2023 ‘Wuhan-The Cover Up’ che significa ‘Depistaggio’), oggi in corsa come indipendente per la Casa Bianca.

Storie che la Voce ha raccontato negli ultimi 4 anni di pandemia.

Robert Kennedy Jr.

Così come il ruolo di totale depistaggio scientifico (e di totale asservimento a Big Pharma) svolto da due organismi internazionali che vanno per la maggiore: l’Organizzazione Mondiale della Sanità, dove l’eminenza grigia è Bill Gates, che ne è il secondo finanziatore globale, solo alle spalle degli Usa e davanti a nazioni come Francia, Regno Unito e Germania; e la ‘Food and Drug Administration’che negli Usa ha allegramente concesso l’ok ai vaccini Pfizer e Moderna ancora del tutto ‘sperimentali’, ‘inefficaci’ e soprattutto ‘insicuri’, vista la valanga di ‘effetti avversi’ che si stanno verificando da mesi e si verificheranno ancor più in futuro.

Sempre sul fronte Usa, nell’ultimo biennio abbiamo cercato rinfrescare la MEMORIA (è questa la parola che troverete sempre nei nostri articoli). Vogliamo ricordare un’inchiesta pubblicata il primo giorno del conflitto tra Russia e Ucraina: riprendevamo uno scoop ‘storico’ di ‘Der Spiegel’ i cui giornalisti investigativi, dopo un duro lavoro di ricerca all’Archivio storico di Londra, hanno scovato gli accordi raggiunti dopo la caduta del Muro di Berlino, nel 1991, tra Michail Gorbacev e i capi delle 4 potenze occidentali (Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Germania), affinchè la NATO non sfondasse a est, non oltrepassasse di un metro la linea del fiume Oder. Un patto tradito, letteralmente calpestato: da allora in poi una dozzina di nazioni sono passate sotto l’ombrello della tanto protettiva Alleanza Atlantica che ha appena celebrato i suoi 75 anni, con i missili puntati in direzione Mosca.

Solo un altro esempio: le decine di articoli e inchieste sui bio-laboratori (tante piccole Wuhan) che gli Usa hanno disseminato in diverse repubbliche ex sovietiche, come Georgia, Kazakistan e, soprattutto, Ucraina (quasi una cinquantina!): e lo abbiamo scritto addirittura un paio di mesi prima dell’inizio del conflitto, gennaio 2022!

 

QUELL’OSCURO MATTINO

Terminiamo questo gran tour con un cenno all’informazione, ai media.

Abbiamo esordito proprio cercando di illustrare lo spirito che ci ha sempre animato, in questi 40 anni. Scavare, scovare, informare, per tirar fuori pezzi di verità, notizie scomode, in grado di alzare il velo su fatti & misfatti organizzati da lorsignori, dai Potenti che occupano i Palazzi.

Abbiamo cercato di fare l’esatto contrario di quello che hanno sempre fatto, e ancor di più continuano a fare, soprattutto negli ultimi anni di totale omologazione & disinformazione, media e tivvù, in modo vergognosamente trasversale.

Vogliamo ricordare, dalle nebbie del passato, un solo episodio, come si suol dire ‘di scuola’.

Un bel giorno ci vediamo sbattuti, proprio come il classico Mostro, in prima pagina.

Lo fa nel ’91 il ‘Mattino’ all’epoca guidato da Pasquale Nonno. All’interno una paginata con foto segnaletiche di Andrea Cinquegrani e Rita Pennarola e il titolo che non lascia spazio ai dubbi: “Quella Voce dei misteri”. Una montagna di notizie del tutto inventate – diremmo oggi di colossali ‘fake news’ – finalizzate solo a delegittimare chi faceva un’informazione che attaccava in modo frontale, ma sempre documentato, i padroni e padrini anche di quel Mattino. Figuratevi: lo sciocco pennivendolo di turno confuse, ad arte, i dati del nostro magro bilancio, scambiando fatturato con utili, prendendo lucciole per lanterne.

Giampaolo Pansa durante l’intervista alla Voce del 1992.

Fu facile – ma lunghissimo nel tempo, per i tre gradi penali e poi il seguito in via civile – vincere, perché come già rammentato all’epoca ancora la ‘giustizia’, pur non brillando, ogni tanto seguiva il suo percorso.

Quello stesso giorno – i casi del destino – Giampaolo Pansa venne a Napoli per presentare il suo libro ‘Penne Sporche’, dedicato proprio ai giornalisti comprati e veduti come al mercato delle vacche. Esordì, al Circolo della Stampa, mostrando quella copia e disse: “Ecco il carro armato del Mattino contro le biciclette della Voce. Proprio come a Sarajevo”.

Erano i giorni delle bombe Usa per la ‘liberazione’ della ormai ex Jugoslavia che diventerà (solite tecniche a stelle e strisce) una polveriera.

Tra i ‘gialli’ di spicco dei quali abbiamo scritto in abbondanza, uno ha riguardato proprio un giovane e coraggioso reporter del Mattino, Giancarlo Siani, ammazzato nel 1983.

Ebbene, l’inchiesta venne presto archiviata: e proprio grazie alle rivelazioni di un docente universitario che la Voce intervistò (Alfonso Di Maio) e che aveva frequentato per mesi Giancarlo, nonchè a quelle di Amato Lamberti (il fondatore dell’Osservatorio sulla camorra al quale Giancarlo collaborava) l’inchiesta miracolosamente si riaprì e, dopo molti mesi, i killer vennero scoperti.

Ma i mandanti? Sempre a volto coperto, ormai un macabro rito giudiziario nell’ultimo trentennio… Ecco il link del nostro ultimo pezzo: GIANCARLO SIANI, AMMAZZATO 38 ANNI FA / KILLER IN GALERA, MANDANTI MAI del 23 settembre 2023.

 

Un finale è però d’obbligo. Per dei ‘grazie’.

Grazie a Piergiorgio Maoloni, l’immaginifico designer romano e soprattutto il ‘compagno’ che coltivava le utopie: ci regalò la stupenda grafica che ha caratterizzato la Voce negli anni ’90, per puro spirito di ‘militanza’.

Grazie ad ‘Ossigeno per l’informazione’ che ci ha sostenuto in alcune delle nostre battaglie legali. Grazie ad Alberto Spampinato, ad Antonio Di Pietro (attenzione, è solo un caso di omonimia!), ad Emilia Faraglia.

Grazie, soprattutto, a Francesco Cafiero De Raho, che in modo del tutto volontario ma con enorme professionalità, rigore e passione, ci sta patrocinando nei tre grossi processi che ci vedono oggi in campo: contro WADA, contro Kedrion e i fratelli Marcucci, contro Massimo Marasca (che ha firmata la sentenza di Sulmona).

Una nota. Questa Voce, questi 40 anni sono stati possibili solo grazie al contributo di tutte le energie che abbiamo ricordato nella prima puntata; ai lettori che ci hanno seguito in questo lunga marcia e ci continuano a seguire e sostenere, anche con spunti e suggerimenti.

Grazie a mio fratello Alessandro, che mi ha spesso aiutato con le traduzioni e ho sovente costretto a sorbirsi le mie inchieste che ritenevo troppo ‘ingarbugliate’: mi ha fatto da lettore-cavia.

Ma tutto, il ‘miracolo’ che si perpetua ogni giorno, sarebbe stato letteralmente impossibile senza uno sforzo congiunto: di due persone, che hanno dato la vita e l’anima, suddividendo il lavoro esattamente a metà. “La Voce è come un figlio che nasce ogni mese”, ci siamo detti Rita ed io per tanti anni.

E’ stato proprio così. E ora la prole è diventata davvero molto, molto numerosa…

 

P.S. Come al solito, per ritrovare nostri pezzi sui personaggi sopra citati, basta andare alla casella CERCA in alto a destra della nostra home page e digitare NOME e COGNOME.

Comunque, ecco il link di una fresca inchiesta d’inizio anno, 30 ANNI E PASSA DA ‘MANI PULITE’ / DAVIGO E DI PIETRO: ATTENTI A QUEI DUE del 2 gennaio 2024.

N.B. Vi consigliamo ancora di scorrere lungo la barra a destra della home page, per trovare “La Contro-Storia d’Italia – Anni di Voce 1984-2014”, in cui viene sintetizzato il lavoro svolto in trent’anni di inchieste.

E poi l’e-book scaricabile come un pdf, “DEPISTAGGI”, oggi più attuale che mai!

Buone letture e ri-letture!


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