AFRICA / BOOM DEI TRAFFICI MILITARI, LE CIFRE DEL ‘SIPRI’

Africa sempre più al centro dei traffici internazionali di armi nel quinquennio 2016-2020.

Lo certifica il fresco rapporto titolato “Trends in international arms transfers” elaborato da SIPRI, ossia lo ‘Stockholm International Peace Research Institute’ che ogni anno monitora i business delle industrie militari e le attività di import export nel settore.

Il continente africano rappresenta il 7,3 per cento del mercato mondiale dei sistemi d’arma: ma al conto va aggiunto un significativo 5,8 per cento, costituito dall’Egitto, che la ricerca dell’Istitutoclassifica nel novero dei paesi mediorientali.

L’Algeria, dal canto uso, fa registrare una significativa quota del 4,7 per cento.

Ma gli incrementi maggiori – che hanno raggiunto cifre da brividi – sono riferibili al Mali, che fa segnare, in quel periodo, uno stratosferico e raccapricciante + 669 per cento; e al Burkina Faso, con un + 83 per cento.

Il conflitto armato nel Sahel, infatti, ha determinato e continua a determinare il volume sempre crescente di traffici d’armi in quella bollente area.

I due paesi sono membri della Forza congiunta del “Gruppo dei Cinque per il Sahel”.

Il SIPRI ha documentato, tra l’altro, le consegne al Mali e al Burkina Faso di 322 veicoli blindati, 9 elicotteri da combattimento e diversi arei leggeri da combattimento. “Alcuni di questi trasferimenti – sottolineano i ricercatori dell’istituto di Stoccolma – sono stati finanziati dall’Unione europea o sono stati consegnati come aiuti militari da Francia, Qatar o Emirati Arabi Uniti. Alcune delle principali potenze mondiali stanno utilizzando le forniture d’armi come uno strumento di politica estera per accrescere la loro influenza nell’Africa sub-sahariana”.

La classifica dei traffici controllati dalle tre superpotenze vede in testa la Russia. Nel quinquennio le industrie militari russe hanno infatti coperto quasi il 50 per cento del mercato continentale, più del doppio di quanto hanno totalizzato Stati Uniti e Cina messi insieme. I business più grossi sono stati messi a segno soprattutto in Egitto, con un incremento record pari ad un + 430 per cento. Buone performance anche in Algeria (+ 49 per cento) e in sedici stati sub-sahariani, dove la crescita è stata del 23 per cento. Tra i clienti migliori anche Angola e Sudan.

Nonostante la forte penetrazione economica e il gran numero di infrastrutture realizzate o in corso di realizzazione, la fetta di mercato nelle mani della Cina è solo del 20 per cento, con un decremento rispetto al quinquennio precedente, dove si registrava il 24 per cento. Nel novero dei clienti figurano Burundi, Ghana, Kenya, Zimbawe, Mozambico, Namibia, Tanzania, Zambia e Seychelles.

Stranamente distaccati, nella special hit, gli USA, che una volta tanto devono farla da spettatori, sulla base di un poco significativo 5,4 per cento sul totale delle importazioni nell’area sub-sahariana e la fornitura a 17 stati.

Fa molto meglio, a livello europeo, la Francia, a bordo del suo ragguardevole 9,5 per cento, quadruplicando la performance del precedente quinquennio, per un totale di 20 nazioni fornite. Ottime i risultati che si stanno già registrando in questi primi mesi del 2021. E’ fresca, ad esempio, la maxi commessa da 4 miliardi di euro per la fornitura al regime egiziano di Al-Sisi di 30 cacciabombardieri ‘Rafale’ prodotti dal gruppo ‘Dassault Aviation’. I sistemi missilistici verranno poi forniti – per un totale di 240 milioni di euro – dal consorzio europeo MBDA, controllato al 25 per cento dalla nostra Leonardo Finmeccanica.

Commentano i ricercatori Federico Borsari e Valeria Talbot dell’‘Osservatorio di Politica Internazionale’ che fa capo all’ISPI: “Algeria ed Egitto hanno mantenuto elevati livelli di investimenti a favore delle forze di sicurezza e per l’acquisto di armamenti nel corso dell’ultimo decennio. Ciò risponde da un lato alla necessità di mantenere la stabilità interna di fronte all’ondata di proteste sulla scia delle Primavere arabe, specie nel caso egiziano; e dall’altro sia all’aumento dell’instabilità regionale – dovuta alla presenza di gruppi terroristici e al protrarsi della guerra civile libica – sia a rivalità geopolitiche”.

Sottolinea il blogger antimilitarista Antonio Mazzeo: “Il regime liberticida di Al-Sisi ha accelerato la trasformazione delle forze armate nazionali in una delle macchine da guerra più potenti ed equipaggiate del continente africano e del Medio Oriente. Tra il 2011-2105 e il 2016-2020 l’Egitto ha registrato una crescita del 136 per cento delle importazioni di armi, rivolgendosi principalmente alle aziende di tre paesi: Russia (41 per cento), Francia (28 per cento) e Stati Uniti (8,7 per cento). A incidere particolarmente sulle spese, l’acquisto di cacciabombardieri (i ‘Sukhoi Su-35’ da Mosca e i ‘Rafale’ da Parigi) ed elicotteri d’assalto (gli ‘AH-64E Apache’ dagli Usa)”.


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