AMIANTO KILLER / E’ PRESENTE IN BEN 136 NAVI NEI PORTI ITALIANI

Amianto killer sulle navi militari italiane. Ben 136 unità sono infestate di amianto: si trovano nei porti di La Spezia (60), Taranto (45) ed Augusta (31) in Sicilia.

Lo rende noto l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) che da anni sta portando avanti una battaglia perché l’amianto scompaia dalle navi e vengano finalmente riconosciuti ai familiari tutti i danni provocati alle vittime. Fino ad oggi parecchie cause sono state vinte e ottenuti i risarcimenti; ma in molti altri casi la giustizia procede come una lumaca.

L’ONA chiede con forza che tutte le vittime militari siano riconosciute.

Intanto si avvicina una data importante: quella del 6 febbraio davanti alla Corte d’Appello di Venezia che vedrà sul banco degli imputati tutti gli ammiragli della flotta navale “responsabili a vario titolo della morte di centinaia di nostri valorosi militari, molti già riconosciuti vittime del dovere”.

Sarà la volta buona per cominciare a intravedere verità e giustizia?

Ma torniamo a quelle tremende cifre sulla presenza, oggi, di amianto in 136 navi di casa nostra.

L’ONA parla espressamente di “amianto killer nelle unità militari e nelle basi a terra della nostra Marina. Tricolore al vento che solca il Mediterraneo e fibre killer nei polmoni dei suoi marinai: 570 casi di mesotelioma fino al 2015; almeno 2000 morti per amianto. 1001 casi segnalati alla procura della repubblica di Padova fino al 2015 (relazione Commissione parlamentare d’inchiesta) e finalmente la confessione che passa attraverso una legge per bonificare”, viene sottolineato dall’Osservatorio.

Ottenere questa fresca ammissione, infatti, non è stato semplice. Ed è successo in seguito ad un emendamento voluto dai 5 stelle alla legge di bilancio appena entrata in vigore, con il quale è stata stanziata una piccola cifra per la bonifica di quelle navi, appena 12 milioni di euro mentre ne sarebbero necessari almeno 55.

A questo punto la Marina militare è stata costretta ad allegare una radiografia sullo stato (tragico) dei fatti e ad ammettere l’esistenza di un quantitativo così rilevante di navi killer, dove l’amianto è presente in tutte le strutture: dagli impianti elettrici alle caldaie, dai dormitori alle infermerie, dalle sale mensa ai magazzini.

Sottolinea il presidente di ONA, Ezio Bonanni: “Certamente questi 12 milioni sono insufficienti, una goccia nell’oceano rispetto alle condizioni di rischio effettive nelle Forze armate. Questo provvedimento governativo è una confessione e una palese ammissione della presenza di amianto nelle unità navali, di conseguenza della responsabilità della Marina e del ministero della Difesa. Se l’unità navale è piena di amianto bisogna chiuderla e preservare la salute dei militari che non possono essere mandati a lavorare in simili condizioni di rischi”.

Bonanni, poi, dice di apprezzare la ‘fantasia’ degli alti comandi della Marina italiana perché viene fuori “una nuova legge per bonificare, come se non trovassero applicazione le norme civili e penali di tutela dell’incolumità dei nostri militari e dall’altro ostacola il riconoscimento dei diritti delle vittime. Un accanimento – aggiunge – che se fosse stato usato in battaglia renderebbe la nostra flotta praticamente invincibile. Invece ci troviamo di fronte a vittime della pace perché l’amianto ha provocato, e sta provocando, più morti di tutte le battaglie navali della seconda guerra mondiale”


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