SANITA’ A NAPOLI / ALLAGAMENTI E INCENDI, OSPEDALI IN TILT

La natura si scatena contro gli ospedali napoletani. Acqua e fuoco protagonisti nel già sciagurato contesto della sanità campana.

Nello stesso giorno, 6 ottobre, va a fuoco il reparto di Gastroenterologia del Policlinico universitario. Un episodio già verificatosi lo scorso anno, motivo per cui gli inquirenti propendono per la matrice dolosa. Un avvertimento? Un segnale O cosa?

Si sa che la camorra è ben presente in tutte le strutture sanitarie partenopee, per via di forniture e appalti: dalla mensa alla lavanderia, passando per le pulizie e la dotazione di apparecchiature sanitarie. Una storia che si trascina da un quarto di secolo, senza che mai alcuna inchiesta e relativo processo sia riuscito a fronteggiare, se non eliminare, il fenomeno. Nel corso degli anni singole tranche di indagini che poi non hanno portato ad alcuna conclusione.

A tutto ciò, ovviamente, va aggiunta la vistosa ed endemica malagestione delle strutture napoletane, che finisce con il danneggiare i cittadini, costretti ad infilarsi in penosi gironi danteschi quando si ammalano.

Passiamo al secondo episodio. Che stavolta ha aspetti tragicomici. E’ bastata una bomba d’acqua durata cinque minuti per allagare ampi spazi del neo Ospedale del Mare, inaugurato circa un anno fa dal Governatore Vincenzo De Luca e tutto ancora da avviare. Solo pochi giorni fa sono stati ospitati i primi ottanta pazienti. Una cattedrale nel deserto post industriale di Napoli, nella zona est che non differisce molto da quelle del Cairo o di Bombay.

Lavori arcimilionari, comunque, per gli appetiti di progettisti e costruttori, che si sono potuti esibire in rocambolesche strutture in acciaio per passare tra padiglioni e reparti. “Come è stato fatto per il metrò a Napoli – commenta un architetto – spesi milioni di euro a palate per opere, anche d’arte, che servivano solo a far lievitare i costi. Poi chissenefrega se la struttura non funziona e fa acqua da tutte le parti. Proprio il metrò, alla prima pioggia, si allaga, così come è successo all’Ospedale del Mare”.

Quale la prima pezza a colori che hanno cercato di trovare i vertici sanitari? “Le condutture si sono intasate per le cicche, per i mozziconi di sigaretta”. Da ricovero.

“Le strutture – si arrampica sugli specchi il commissario Ciro Verdoliva – vanno condotte e manutenute, le superfici terrazzate devono essere pulite costantemente e le pluviali devono essere protette da materiali che possano causare intasamenti”. Lo avrebbe capito anche un bambino.

Ma ci dev’essere qualcosa che va oltre. L’avvocato ed ex commissario del Pascale, Gennaro Oliviero, manda in rete un post: “Indagate su progettisti e lavori”.

I lavori, in realtà, sono stati, fra stop and go, carte bollate e inchieste giudiziarie, svolti dal colosso del mattone Astaldi, che ha appena aperto una procedura di concordato preventivo per problemi di liquidità.

Comunque, sembra di tornare a quasi 35 anni fa, alla realizzazione di Monteruscello, il mostro urbanistico messo su in pochi mesi sull’onda del (taroccato) bradisisma a Pozzuoli. Al lavoro archistar e big del mattone, che hanno regolarmente smistato i lavori a imprese di camorra. Dopo un anno già interi edifici cominciavano a cadere in pezzi, le case si allagavano, avevano costruito i balconi con le pendenze sbagliate. Insomma clamorosi errori progettuali e realizzativi: per poterli rifare – quei lavori – per vivere in eterna emergenza, per drenare altri fondi pubblici, per far in modo che la macchina non si fermasse mai, come del resto è successo per tutta la ricostruzione post terremoto, il cui costo globale è ormai incalcolabile.

E pensare che l’Ospedale del Mare doveva essere il fiore all’occhiello della gestione De Luca…


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