CASSA DEPOSITI E PRESTITI / DAL GOTHA DELLA FINANZA I NUOVI VERTICI?

La nuova Iri de noantri, ovvero la Cassa Depositi e Prestiti, al centro dei maxi intrecci per le nuove nomine nei grandi enti. La gallina dalle uovo d’oro, per via della gigantesca liquidità di cui può disporre, il maxi rubinetto pubblico per tutte le spese possibili. 

E cominciano i rumors sulle poltronissime. Per quella di presidente in pole position il bocconiano Massimo Tononi, un pedigree in cui spicca un sottosegretariato nel governo Prodi ma soprattutto due ‘gemme’: è stato ai vertici del buco nero nella finanza di casa nostra, il Monte dei Paschi di Siena, e del colosso a stelle e strisce Goldman Sachs. 

Sorge subito spontanea la domanda: ma Lega e soprattutto 5 Stelle hanno mai sentito parlare di Mps & Goldman? Basta chiedere notizie al neo senatore e storico fondatore di Adusbef, Elio Lannutti, che appena firmato (con Franco Fracassi) “Morte dei Paschi di Siena” e da una vita è in prima fila per denunciare le connection germogliate all’ombra del gigante della finanza Usa. 

Flavio Valeri

Torniamo al totonomi. Per la poltrona di amministratore delegato della nuova Cdp il più gettonato è Flavio Valeri, ora al vertice di Deutsche Bank in Italia. Capito? 

Ma veniamo alle ultime performance targate Cdp. E’ di alcuni mesi fa un’operazione descritta dai suoi attuali vertici (Paolo Costamagna, un altro ex prodiano, e Fabio Gallia) come ‘innovativa’ e destinata a tonificare un settore trainante, quale quello turistico. 

Ecco quindi i 5 colpi per dei quasi 5 stelle, ossia tre alberghi dello storico gruppo Valtur e altri due. 

Solo che il gruppo Valtur non navigava in buone acque e appena un mese fa ha chiesto il “concordato preventivo”.

Cosa è successo? La cura a botte di milioni, circa 45, investiti dalla generosa Cdp non è servita a niente? Pare proprio di sì. A guadagnarci solo la Investindustriale che fa capo al gruppo capitanato da Andrea Bonomi, il quale ha potuto ossigenare le sue casse e rinegoziare i pesanti debiti con le banche. 

Osservano a piazza Affari: “Un’operazione del tutto sballata, quella di Cdp, fatta con i soldi del risparmio postale. Un investimento che tutti sapevano a perdere, bastava guardare i dati degli ultimi bilanci Valtur, con un passivo ad esempio di 140 milioni nel 2016 e di 62 nell’anno precedente. Sembra la copia della stessa manovra che aveva visto tra il 2014 e il 2015 al centro la Rocco Forte Family Ltd e Cdp, che era entrata nell’azionariato con il 23 per cento, sborsando la non indifferente cifra di 80 milioni di euro”.

I Bonomi, comunque, avevano acquistato appena un anno prima dal fondo Prelios, creato da Massimo Caputi, ora controllato da un fondo statunitense e guidato dell’ex numero due di Unicredit Fabrizio Palenzona. Caputi, comunque, ne detiene ancora una fetta azionaria in compagnia dell’ex numero uno dell’Enel Fulvio Conti e del finanziere Daniel Buaron. 

Non sono in pochi, comunque, a chiedersi sempre a piazza Affari: “Ci sarebbe da capire fino in fondo la ‘logica non logica’ di Cdp per i suoi interventi. Che senso ha avuto, per fare un altro esempio, l’acquisto di una consistente fetta, intorno al 12 per cento, del capitale di Kedrion, ossia il colosso degli emoderivati che fa capo alla dinasty dei Marcucci? Per lo sviluppo e il rilancio del tessuto economico del Paese o per quale altro scopo? Perchè per i suoi interventi Cdp non ha mai usato la necessaria trasparenza? Arriverà mai adesso?”. 


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