ENI / PROCESSO IN VISTA A MILANO E FESTA PER I CONTI

Croci e delizie in casa Eni. Si avvicina il processo per corruzione internazionale, fissato per il 5 marzo al tribunale di Milano. I vertici, comunque, si consolano con i dati del nuovo bilancio che fanno segnare il tanto sospirato ritorno agli utili.

Sul primo fronte tremano l’amministratore delegato del gruppo, Claudio Descalzi, e il top manager Massimo Mantovani. Si tratta di una brutta storia di mega appalti e relative tangenti per alcuni pozzi petroliferi nigeriani su cui la procura di Milano ha puntato i riflettori da un paio di anni.

Non solo la Nigeria, comunque, ai raggi x. Perchè sono in vita altri due grossi filoni investigativi, uno per commesse in Algeria e il terzo per la tangente del secolo targata ‘Petrobras‘, la compagnia carioca che ha mandato in tilt l’intero sistema politico verdeoro (è più che in piedi la mega inchiesta ‘Lava Jato‘) e, a casa nostra, messo nei guai non solo la Saipem, costola strategica dell’Eni, ma anche la Techint del gruppo che fa capo a Gianfelice Rocca.

Mantovani, dal canto uso, è indagato per false informazioni ai pm milanesi e per calunnia sul versante dei depistaggi dagli inquirenti siciliani; accuse che coinvolgono lo stesso Descalzi.

Un’altra brutta vicenda, quella dei depistaggi, perchè lorsignori hanno cercato di delegittimare la mole di inchieste portate avanti dalla procura meneghina, tutte a base di corruzione internazionale.

Un vero giglio candido Descalzi, che allestisce questa risibile linea difensiva: “Chi mi conosce sa che non sono uomo da depistaggi, né io né il mio team. Poi non ne avremmo avuto il tempo, lavorando ogni giorno senza sosta per compiere la rivoluzione aziendale dell’Eni”.

Da immediato 113.

Ma ecco la rivoluzione. “Abbiamo raggiunto risultati eccellenti – sottolinea il numero uno – abbiamo superato tutte le aspettative”. Sono gli effetti del “profondo cambiamento avviato nel 2014”, l’anno in cui il timone è passato tra le sue mani, il 9 maggio.

L’anno scorso – precisa il nocchiero – sono stati raggranellati utili per quasi 3 miliardi e mezzo di euro, a fronte di una perdita nell’anno precedente di quasi 1 miliardo e mezzo.

Per quest’anno sono previsti investimenti da almeno 8 miliardi e una lievitazione nella produzione di idrocarburi pari al 3 per cento, assicurata – rivela il super manager – dagli avvii nel 2017 di estrazioni in Egitto, Angola, Indonesia e dai grandi giacimenti in Libia, Angola e Ghana.

Africa quindi in pole position, come testimoniano anche i ‘precedenti’ in Algeria e in Nigeria. Non basta: perchè ci sono anche aree nuove, come quelle indonesiane e messicane.

Un vero paradiso, dunque. A meno di non piombare, poi, in un possibile inferno giudiziario.

 

Nella foto Claudio Descalzi

 

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