GIALLO CACCIA / “UNA TOGA CHE SA PARLI”

Omicidio Caccia, un giallo che continua da oltre 40 anni. Uno dei buchi neri di casa nostra.

Adesso Mario Vaudano, all’epoca giudice istruttore a Torino e oggi consulente della famiglia Caccia, parla del caso nel corso di un’iniziativa promossa dalla Agende Rosse.

Vaudano si dichiara insoddisfatto di quanto emerso fino ad oggi: solo uno dei killer assicurati alla giustizia mentre un secondo e soprattutto i mandanti sono ancora a volto coperto. E insoddisfatto della piega che (non) stanno prendendo gli ultimi eventi processuali.

La procura di Milano, infatti, deve decidere se archiviare o meno l’ultima pista battuta, e che vede ancora sotto i riflettori (sic) l’avvocato siciliano Rosario Catafi, molto vicino a Cosa Nostra, e uno dei possibili killer, Demetrio Latella.

La famiglia Caccia, rappresentata dall’avvocato Fabio Repici, ovviamente si oppone all’archiviazione. Ma l’enigma verrà sciolto solo nelle prossime settimane.

Vaudano auspica che le ultime piste indicate dallo stresso Repici vengano seguite con molto maggior vigore e convinzione dalla procura milanese.

Soprattutto, ci sarebbe da far luce sui tanti ostacoli incontrati e le tante toghe che all’epoca remavano contro il procuratore capo Bruno Caccia, il primo magistrato italiano a far luce sulle infiltrazioni mafiose al Nord e le incursioni malavitose nei casinò del nord ovest, a cominciare da Saint Vincent e Campione d’Italia. Quel muro di gomma, però, sembra impenetrabile.

Osserva Vaudano: “Se esiste ancora un magistrato che sa qualcosa di più lo dica. Aiuti a spiegare le cose fino in fondo”.

Pensate che un magistrato – fino ad oggi in silenzio quanto meno omertoso – apra la bocca dopo tanti anni?


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